Coronavirus e Mascherine, un connubio con cui dovremo convivere per un po’, almeno finché non arriverà il benedetto vaccino che ci farà dimenticare tutta questa brutta vicenda. Gli esperti sono chiari, le mascherine servono, sono fondamentali, e il Governo ha deciso che dobbiamo obbligatoriamente indossarle per proteggere noi e gli altri. 
La teoria è corretta, la pratica meno, visto che si è creato un caos in cui nessuno sembra capirci qualcosa. Dunque facciamo chiarezza perché stiamo spendendo soldi su soldi per acquistare mascherine che magari non sono del tutto utili o, quantomeno, che non sono certificate.


CORONAVIRUS E MASCHERINE: PERCHE’ SERVONO

Il Covid-19 è un Coronavirus e si trasmette per via aerea attraverso le ormai famose “goccioline” (droplet) di una dimensione pari a 100-150 nanometri di diametro (600 volte più piccoli di un capello) generate dal tratto respiratorio che escono dalla nostra bocca quando parliamo, starnutiamo o tossiamo. Tutti emettiamo queste goccioline, solo che nel caso delle persone che hanno virus queste goccioline sono infette e possono diffondere il contagio. Ciò che si sa al momento è che il contagio avviene più o meno così:

  • Una persona infetta emette questi droplet (tosse/starnuto/parlando) che possono arrivare fino a diversi metri di distanza in caso di starnuti violenti. 
    In questo articolo ho spiegato gli studi sulla distanza a cui può arrivare un colpo di tosse o uno starnuto.
  • I droplet non rimangono nell’aria, ma si depositano dove capita:
    • nel caso di una persona vicina: questa per essere contagiata deve “lasciare aperte” gli accessi al proprio organismo, ovvero occhi, naso e bocca. Se il virus riesce ad entrare allora anche questa persona sarà contagiata.
    • nel caso di un oggetto o superfici: il virus resiste sulle superfici per un certo lasso di tempo. In questo periodo chiunque tocchi la superficie contaminate dalle secrezioni di una persona infetta (saliva, secrezioni nasali, espettorato) allora può essere a rischio. Come? Toccando con la mano quella parte e poi mettersi quella stessa mano su occhi, naso o bocca.
      In questo articolo ho spiegato gli studi su quanto tempo rimane il virus sugli oggetti.

Al momento ci sono anche altri studi che parlano di una sopravvivenza del virus nelle feci o nell’acqua o nell’aria condizionata, ma sono studi che vanno validati e confermati, quindi per il momento la comunità scientifica si basa su questo tipo di trasmissione. Il rischio aumenta quando il contatto è ravvicinato (meno di un metro) e prolungato (più di 15 minuti) oppure di tipo ripetuto o continuativo.

Ecco perché le indicazioni sono sostanzialmente tre:

  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o, se questi non sono disponibili, con soluzioni/gel a base alcolica. In ambito sanitario è raccomandato l’uso preferenziale di soluzioni/gel a base alcolica.
  • Evitare di toccarsi occhi, naso e bocca con le mani (o con i guanti).
  • Tossire e starnutire all’interno del gomito con il braccio piegato o in un fazzoletto monouso che poi deve essere immediatamente eliminato.
  • Mantenere una distanza di almeno un metro da altre persone, in particolare da quelle con sintomirespiratori.
  • Indossare la mascherina ed eseguire l’igiene delle mani dopo avere rimosso ed eliminato la mascherina.


CORONAVIRUS E MASCHERINE: I TIPI DIVERSI

Sarebbe facile se esistesse un solo tipo di mascherina, e invece no. Ce ne sono di vari tipi:

  • MASCHERINE CHIRUGICHE: Sono pensate soprattutto per proteggere gli altri visto che hanno una capacità filtrante superiore al 95% per i batteri verso l’esterno, mentre hanno una capacità filtrante di circa il 20% dall’esterno. Cioè, se chi la indossa è infetto con la mascherina riduce drasticamente il rischio di contagiare gli altri. Se chi la indossa è sano, invece, ha un rischio abbastanza forte di essere contagiato.
    Questo principalmente perché non aderiscono completamente al volto lasciando invece degli spazi aperti da cui può passare il virus, e poi perché non trattengono le particelle fini e molto fini generate, ad esempio, dall’aerosol.
  • Come sono fatte: sono formate da due o tre strati di “tessuto non tessuto” (TNT) costituto da fibre di poliestere o polipropilene. Di solito:
    • lo strato esterno (azzurro più scuro) ha un materiale di tipo spun bund (un tessuto non tessuto usato nel settore automobilistico e industriale) con eventuale trattamento idrofobo;
    • lo strato intermedio è di tnt prodotto con tecnologia melt blown e costituito da microfibre di diametro 1-3 micron. Questo è il filtro che impedisce alle particelle di entrare e uscire dalla maschera;
    • lo strato interno a contatto con il volto (azzurro chiaro) è in spun bond e protegge la cute dallo strato intermedio filtrante.
  • MASCHERINE DPI (DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE): Sono le mascherine FFp1, FFp2 e FFp3 (o N95, N99 e N100 nella normativa americana). Sono pensate per proteggere se stessi e gli altri. Sono quelle utilizzate dagli operatori sanitari a contatto con persone contagiate. Tutte aderiscono vene al viso e sono con o senza valvola.
  • Come sono fatte: sono realizzate in “tessuto non tessuto” con proprietà maggiormente filtranti. Lo strato filtrante agisce con particelle fino a 10 micron di diametro, per quelle inferiori c’è l’effetto elettrostatico che le cattura: 
    • ko strato esterno protegge dalle particelle di dimensioni più grandi;
    • lo strato intermedio è solitamente in tessuto melt blown e filtra le particelle più piccole;
    • lo strato interno, a contatto con il volto, ha la doppia funzione di mantenere la forma della maschera e di proteggere la maschera dall’umidità prodotta con il respiro, tosse o starnuti.
  • La distinzione fra queste mascherine: Ci sono di tre tipi con una capacità filtrante verso chi le indossa e viceversa:
    • FFP1: la capacità filtrante è del 72%.
    • FFP2: la capacità filtrante è del 92%. I pori filtranti sono più grandi del virus ma con l’effetto elettrostatico bloccano le particelle e i virus che non viaggiano sotto forma di aerosol, come accade nella maggior parte dei casi. Sono ben tollerate e possono essere cambiate meno di frequente.
    • FFP3: la capacità filtrante è del 98%. I pori filtranti sono più piccoli del virus. Possono essere mal tollerate perché all’interno della mascherina si accumula l’aria espirata inumidendo il materiale e rendendo più faticosa la respirazione e riducendone il potere di filtraggio. 
    • Con valvola: permette una migliore respirazione, ma proteggono chi le indossa e non gli altri visto che dalla valvola esce il respiro. Ecco perché non dovrebbero essere usate dalla popolazione al di fuori dell’ambiente ospedaliero perché le persone infette (o gli asintomatici) potrebbero trasmettere la malattia.


CORONAVIRUS E MASCHERINE: QUANTE VOLTE SI POSSONO USARE

Un virus è qualcosa di talmente piccolo che è invisibile a occhio nudo, quindi anche se una mascherina sembra assolutamente pulita e quindi riutilizzabile, magari su quella mascherina c’è una quantità di virus tale da contagiare chi la tocchi o la reindossi. Ecco perché le mascherine sono “monouso”, non vanno mai toccate sulla parte frontale una volta indossate e, soprattutto, quando vengono tolte poi bisogna subito lavarsi le mani con acqua e sapone

Possono essere sanificate? La scienza sta facendo delle ricerche in questo senso e non c’è un accordo scientifico per ora. Ci sono solo delle ipotesi, come l’utilizzo di vapori di aria calda a 60° (ad esempio il vapore del ferro da stiro) in ambiente umido, lampade UV, soluzioni idroalcoliche al 60/70%, o lasciandola all’aria aperta per almeno 12 ore prima di riutilizzarla stando bene attenti a non toccare la parte interna della mascherina. Sarebbe anche meglio lasciarla all’aria per 4 giorni. Attenzione, però, queste indicazioni possono anche andare solo in caso non si abbia un’altra mascherina disponibile, perché comunque la capacità filtrante si riduce. 

E quelle lavabili? L’importante è che il materiale non si sia usurato, poi si possono lavare con detergente e acqua calda a gradazioni molto alte (c’è chi dice 40° o 70° o più), per un numero limitato di volte e con un grado di filtraggio sempre inferiore


CORONAVIRUS E MASCHERINE: LA CERTIFICAZIONE

Qui veniamo al problema della reperibilità tutta italiana. Ora, uno va in Farmacia ad acquistare delle mascherine e si aspetta di trovare dei prodotti che siano garantiti, giusto? E invece no, anzi, c’è una tale confusione per cui si acquistano mascherine “certificate” che certificate non sono.
Partiamo dal principio, cosa significa “certificato”? Significa che un ente autorizzato ed esperto in quel campo abbia testato il prodotto e abbia dato la sua approvazione. E’ la garanzia che quel prodotto funzioni, quindi nel caso di una mascherina, che quella mascherina mi protegga dal virus.
E se la certificazione non c’è oppure è farlocca? Una distrazione? Un produttore che ha voluto superare la burocrazia e aiutare gli italiani ad avere delle mascherine che altrimenti non avrebbe mai avuto? Può valere tutto, compreso il fatto che quelle mascherine siano fatte con una qualità talmente scarsa che non avrebbero superato i controlli degli enti preposti che quindi le avrebbero bocciate: la bocciatura equivale a dire “queste mascherine non proteggono”.
Quindi? Acquistiamo mascherine e le usiamo tranquillamente pensando che ci proteggano e invece non ci proteggono per niente? Una truffa (se ne è occupato anche “Striscia la notizia”)? Mah, prima o poi qualcuno indagherà e qualcosa, forse, succederà, per il momento è importante che prima di fare un acquisto si noti:

  • INAIL: E’ l’Inail che dichiara se un dpi è certificato o no e lo fa con una lista sul suo sito, a questo indirizzo: https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-elenco-dpi-validati-inail-2020.html
    Se il dpi che si vuole acquistare è in questa lista allora il dpi è certificato, altrimenti no.
  • MARCATURA CE: Fino a qualche settimana fa quasi tutte le mascherine erano prodotte in Cina e per essere vendute in Italia dovevano passare il vaglio del controllo della CE (Comunità europea). Come è stato aggirato l’ostacolo? Con un marchio CE inteso come “China Export”. Marchio simile, ma significato diverso: se non si sa la differenza si pensa che sia la stessa cosa, ma non lo è.
    • Marchio CE (Comunità Europea): sono due lettere “C” e “E” leggermente distanziate come se fossero due cerchi affiancati.
    • Marchio CE (China Export): sono due lettere “C” e “E” quasi appiccicate.China Export
  • IL CODICE DELL’ENTE: Dopo il simbolo CE (Comunità Europea) deve esserci un numero di 4 cifre che è il codice dell’ente che ha fatto il controllo (es. CE0426).

Se queste cose non ci sono, allora vuol dire che avete acquistato una mascherina non certificata dall’Unione Europea o dall’Italia. Ha una capacità protettiva? Probabilmente sì, certo nessuno ha detto che “sì, questa mascherina è approvata”.


CORONAVIRUS E MASCHERINE: LE NORME EUROPEE

Nel quadro della Legislazione Europea, tutti i tipi di Dispositivi per la Protezione delle vie respiratorie devono essere collaudati e certificati, questo per i motivi scritti prima: se sono efficaci, ci salvano la vita. Ci sono degli standard:

  • EN 14683:2019: è la norma tecnica per le mascherine chirurgiche e prevede caratteristiche e metodi di prova, indicando i requisiti di: resistenza a schizzi liquidi, traspirabilità, efficienza di filtrazione batterica e pulizia da microbi.
    La norma tecnica di riferimento è la UNI EN ISO 10993-1:2010; 
  • EN 149:2009: specifica i requisiti minimi per le semimaschere filtranti antipolvere, utilizzate come dispositivi di protezione delle vie respiratorie (denominati FPP2 e FPP3), ai fini di garantirne le caratteristiche di efficienza, traspirabilità, stabilità della struttura attraverso prove e test tecnici.

Ogni altra mascherina si trovi in commercio non può essere considerata come un “dispositivo medico” o un “dispositivo di protezione individuale”. Per questo, tali mascherine non possono essere utilizzate in ambiente ospedaliero o assistenziale. Possono essere prodotta sotto la responsabilità del produttore che deve comunque garantire la sicurezza del prodotto (es. che i materiali utilizzati non sono noti per causare irritazione o qualsiasi altro effetto nocivo per la salute, non sono altamente infiammabili, ecc.) e per queste mascherine non è prevista alcuna valutazione dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’INAIL. 

Poi ci sono le norme americane e quelle europee:

  • NIOSH-42CFR84: certifica le mascherine N95, l’equivalente americano delle FFP2
  • GB2626-2006: certifica le mascherine KN95, l’equivalente cinese delle FFP2.


CORONAVIRUS E MASCHERINE: COME FARLA ADERIRE AL VISO

Una mascherina che non aderisce bene e che lascia dei buchi da qualche parte non è indossata bene. Ecco il video di una dottoressa del Corniche Hospital di Abu Dabi che spiega come farla aderire bene:

 

E la barba? In tempi di mascherina è meglio rinunciare a barba o baffi per vari motivi, perché l’utilizzo rende la pelle più sensibile, si disidrata e si irrita facilmente, e soprattutto non fa aderire bene la mascherina sul volto. L’ideale quindi sarebbe di radersi la barba in questo periodo.


CORONAVIRUS E MASCHERINE: LO SPOT DEL GOVERNO