Ok lavarsi le mani il più possibili (e bene), ok mantenere una distanza di sicurezza e ok evitare di uscire di casa per non avere opportunità di contatto e quindi di potenziale contagio, ma la domanda è: quanto dura il Coronavirus Covid-19 sugli oggetti? Ci sono diversi studi che cercano di rispondere a questo dubbio. L’importante è capire la “capacità infettiva”, ovvero la forza di entrare nel corpo di un ospite e di infettarlo. Per dire, con uno starnuto diretto ha una valenza, mentre uno starnuto su un oggetto che poi viene toccato da un’altra persona dopo settimane ne ha un’altra. 

LA SARS E ALCUNI CORONAVIRUS SUGLI OGGETTI
Tempo fa era uscito uno studio secondo cui i Coronavirus resistono sulle superfici fino a 9 giorni seppur con una carica virale sempre più bassa (si basava sulla SARS, il MERS e altri virus della famiglia dei Coronavirus). Alcuni esempi:

  • Ferro: il MERS fino a 48 ore (a 20°C) e fra le 8 e le 24 ore (a 30°C), il Coronavirus umano (HCov) fino a 5 giorni (a 21°)
  • Alluminio: il HCov da 2 a 8 ore (a 21°)
  • Metallo: la SARS fino a 5 giorni (temperatura di una stanza)
  • Legno: la SARS fino a 4 giorni (stanza)
  • Carta: la SARS da poche ore a 5 giorni a seconda del ceppo
  • Vetro: la SARS fino a 4 giorni, il HCov fino a 4 giorni
  • Plastica: la SARS da 5 giorni (a 22-25°) a 9 giorni (stanza), la MERS fino a 48 ore (a 20°) o fra le 8 e le 24 ore (a 30°), il HCov da 2 a 6 giorni (stanza)
  • PVC: fino a 5 giorni (a 21°)

NELLA STANZA DI UN INFETTO
Uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical Association (JAMA), invece, narrava le ricerche in una stanza con un paziente infetto con sintomi importanti: i campioni dell’aria risultavano puliti perché le famose goccioline che contengono il virus non restano nell’aria ma cadono poggiandosi sul pavimento o sugli oggetti. Dopo una accurata pulizia tornava tutto sicuro perché i disinfettanti uccidono il virus.

Anche in Cina hanno fatto un esperimento simile scoprendo però che l’aria nelle terapie intensive è sostanzialmente pulita, mentre lo è meno in aree come lo spogliatoio dove i medici si tolgono i dispositivi di protezione.

QUANTO RESISTE SU ALCUNE SUPERFICI
Ora è arrivata una nuova ricerca in via di pubblicazione sul New England Journal of Medicine ma condiviso dagli scienziati. L’articolo racconta l’esperimento del National Institutes of Health e pone a confronto il virus della SARS e del COVID-19 mostrando che si comportano in modo simile. Sono state usate 4 superfici (Rame, Cartone, Acciaio inossidabile e Plastica) su cui si è studiato per quanto tempo il virus mantiene la capacità infettante con il passare delle ore a temperatura ambiente. I risultati:

  • Rame: dimezza la capacità infettiva in meno di 2 ore e sparisce dopo 4 ore
  • Cartone: dimezza in 5 ore e sparisce in 24 ore
  • Acciaio inossidabile: dimezza dopo 5 ore e 38 minuti e sparisce dopo 48 ore
  • Plastica: dimezza dopo 6 ore e 49 minuti e sparisce dopo 72 ore
  • In aria: I ricercatori hanno anche spruzzato il virus in forma di aerosol in un ambiente chiuso scoprendo che dimezza la capacità infettiva dopo 66 minuti e che può restare nell’aria fino a 3 ore. Da considerare che l’esperimento è stato fatto in laboratorio in un ambiente protetto e che quindi non rispecchiano completamente un ambiente reale (quindi questi risultati non dimostrano che sia possibile prendere il virus semplicemente respirando in un ambiente dove è stata un’altra persona infetta) e che l’aerosol è composto da particelle più piccole e più leggere che restano più tempo nell’aria. 

ALTRE SUPERFICI
Gli esperti, tra cui il virologo dell’Università di Milano Fabrizio Pregliasco al “Corriere della Sera” o il responsabile delle Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità Giovanni Rezza, hanno risposto abbondantemente anche su altre tipologie di oggetti. Non danno orari e durate massime, ma parlano sapendo come funzionano i virus e sulla probabilità di contagio.

  • Vestiti: il problema sono sempre le goccioline dello starnuto o della tosse. Quindi se una persona infetta lo ha fatto sui nostri vestiti allora è corretto isolarlo e lavarlo. Se ciò non è avvenuto allora non ha senso. Ovviamente, anche se fosse successo, per il contagio dovrei toccare l’abito con le mani e poi toccarmi occhi, naso o bocca con le mani non lavate.
  • Prodotti preconfezionati del supermercato: il contagio potrebbe avvenire solo se una persona infetta ha starnutito o tossito sulla confezione o sul prodotto, poi noi prendiamo con le mani quell’oggetto e ci tocchiamo occhi, naso o bocca senza prima lavare le mani.
  • Cibi: L’Istituto Superiore della Sanità scrive chiaramente: “Le conoscenze di cui disponiamo al momento ci dicono che la trasmissione di questo virus non avviene per via alimentare”. Comunque l’Oms dà delle indicazioni: “Carne cruda, latte o organi di animali devono essere trattati con cura per evitare contaminazione fra cibi cotti e crudi. Usare taglieri e coltelli diversi per cibi crudi e cibi cotti. Se si è entrati in contatto con cibi crudi, lavarsi le mani quando prima di lavorare quelli cotti. Anche in zone dove è prevista la diffusione del virus, la carne può essere mangiata se ben cotta e maneggiata seguendo le precedenti regole”. 
  • Insaccati o formaggi: “Il fatto alimentare” ha chiesto ad Antonello Paparella, Professore di Microbiologia alimentare all’università di Teramo, se questi cibi sono sicuri: «Gli alimenti sono dei “sistemi vivi”, contenenti nutrienti e umidità, e sono abitati da una comunità microbica che influenza l’evoluzione delle caratteristiche fisiche e chimiche dell’alimento nel tempo. Ciò significa che durante la vita commerciale di un prodotto alimentare la sopravvivenza di ogni microrganismo, virus inclusi, è condizionata da una serie di fattori che sono necessariamente diversi rispetto ai materiali inerti. Tutte queste caratteristiche potrebbero rendere più difficile la vita al virus, in particolare se passa del tempo dall’acquisto al consumo e se c’è un’ulteriore manipolazione a casa, per esempio quando mettiamo il pane nel sacchetto o lo tagliamo e dunque rimuoviamo parte dei microrganismi superficiali con il taglio o lo sbriciolamento. La stessa cosa può accadere quando acquistiamo affettati e formaggi che in genere sono manipolati dall’operatore mediante guanti, non sono facilmente esposti al contatto con le secrezioni respiratorie e comunque non sono di solito consumati immediatamente dopo l’acquisto. Se il rischio alimentare stimato per questo virus SARS-CoV-2 è molto basso, ancora più remoto è quello derivante da alimenti come il pane o gli affettati».
  • Parmigiano reggiano: Tempo fa si è diffusa la notizia per cui la Grecia aveva bloccato l’importazione del Parmigiano Reggiano, poi smentita dalle autorità. Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, mette le cose in chiaro: «L’Italia ha i sistemi di controllo tra i migliori al mondo. I prodotti dell’agroalimentare italiano, come il Parmigiano, sono il fiore all’occhiello del Made in Italy. Presentano una completa tracciabilità e sono un modello di sicurezza alimentare. La richiesta di avere certificati sulla salubrità dei nostri prodotti è assurda. E’ chiaro a tutti che il Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde attraverso il contatto con una persona malata, nulla ha a che fare con gli alimenti».

CONTAGIO AVVIENE PER VIA AEREA (CON LE GOCCIOLINE)
Certo, tutto è possibile e possiamo essere sfortunati che entriamo in contatto con oggetti su cui qualcuno ci ha tossito o starnutito sopra, ma è importante lavarsi sempre le mani con il sapone, per almeno 60 secondi e seguendo le istruzioni fornite dall’Oms. La trasmissione del Coronavirus, infatti, è per via aerea diretta e non per il solo contatto.

Lo spiega anche il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro secondo cui: «la possibilità che il coronavirus si trasmetta attraverso gli oggetti , compresi i cibi confezionati è una possibilità che non possiamo escludere ma è altamente improbabile». I dati, ha spiegato «mostrano come il virus può sopravvivere da qualche ora a qualche giorno laddove queste superfici rimangano completamente protette o non vengano esposte a pulizia, a opere di disinfezione o a fenomeni naturali come sole e pioggia. Ma sappiamo anche che è molto sensibile ai disinfettanti a base di cloro e alcol e che si trasmette attraverso droplets o contatto attraverso mano».

LAVARSI LE MANI
Tutte queste informazioni confermano che se una persona infetta ha starnutito o tossito o parlato su un oggetto di questi materiali, il virus resiste su quell’oggetto per un po’ di ore o al massimo per qualche giorno. Ecco perché è importante lavarsi le mani dopo aver toccato qualcosa: il sapone o un disinfettante uccide il virus. Vale per le mani ma vale anche per le superfici. Per fare una pulizia che tolga il virus si possono usare:

  • disinfettanti contenenti alcol al 75%
  • disinfettanti a base di cloro all’1%, come la candeggina

Insomma, l’unica forma per frenare il virus è quello di non uscire di casa per limitare i contatti anche indiretti fra persone. La distanza minima di sicurezza è di un metro, ma se fosse di più sarebbe anche meglio, e soprattutto non toccarsi con le mani occhi, naso e bocca, e poi lavarle il prima possibile. Così: