Tutto il mondo sta lavorando alacremente alla ricerca del vaccino e di cure per il Coronavirus. Ecco la situazione aggiornata in base alle ultime novità. Ecco le novità.

CURE PER IL CORONAVIRUS COVID-19: I FARMACI

  • AUMENTO DELL’INTERLEUCHINA-6: Un gruppo di ricercatori cinesi di Wuhan ha scoperto che nei malati c’è un incremento di sostanze come la citochina interleuchina-6 (IL-6) e il recettore dell’interleuchina-2 (IL-2R). La citochina gioca un ruolo importante nella risposta immunitaria ed è implicata nella patogenesi di molte malattie: si tratta di una potente molecola infiammatoria prodotta dal sistema immunitario in risposta all’infezione virale.
    Sapere che il Covid-19 scatena questa reazione può essere utile per un kit diagnostico o per una terapia. E infatti…
  • TOCILIZUMAB: La scoperta dell’aumento delle chitochine ha spinto il medico italiano Paolo Ascierto, oncologo dell’istituto Pascale di Napoli, a pensare che si potrebbe usare un medicinale che esiste già per questo effetto collaterale che solitamente si ha nelle terapie oncologiche. Ne ha parlato con dei colleghi cinesi che hanno confermato l’intuizione: lo avevano usato su 21 pazienti e 20 di loro avevano avuto miglioramenti in 24-48 ore. Allora è partita anche la sperimentazione a Napoli testandolo su 7 pazienti: 3 hanno avuto un miglioramento di cui uno importante. Gli altri 4 sono stabili mentre uno è morto per un peggioramento del distress respiratorio. Sono risultati promettenti. Aifa ha autorizzato un esperimento su 330 pazienti
    Il Tocilizumab è un anticorpo monoclonale, un farmaco utilizzato per il trattamento dell’artrite reumatoide (AR) e dell’artrite idiopatica giovanile sistemica. Funziona proprio perché agisce contro il recettore dell’interleuchina-6 (IL-6R).
    La Roche, la società che lo produce, lo sta regalando per fare il test ed è una grande azione: una confezione costa da 211 a 1.482 euro.

    Impedisce la terapia intensiva. E’ stato scoperto che se venisse somministrato subito si potrebbe evitare che il paziente possa andare in terapia intensiva. E visto che i posti sono pochi sarebbe una grande notizia. 
  • REMDESIVIR: Fra le cure per il Coronavirus è il farmaco su cui si concentrano maggiormente le speranze dei ricercatori di tutto il mondo. E’  un farmaco antivirale nella classe degli analoghi nucleotidici utilizzato principalmente per il trattamento del virus Ebola e per le infezioni da virus Marburg, ma è stato scoperto che funziona anche contro altri virus importanti a RNA a singolo filamento come anche i coronavirus (SARS e MERS).
    Utilizzato sin dall’inizio al Wuhan Institute of Virology, oggi è il farmaco più usato contro il Covid-19 e siamo nel pieno trial: siamo alla fase 3. Lo studio finale dovrebbe dare risultati a maggio. Finora è stato utilizzato “per uso compassionevole”: è la formula utilizzata dai medici per usare farmaci che non sono indicati ufficialmente per curare una certa malattia. Ecco perché nonostante lo stanno usando, siamo ancora nel trial. L’Aifa (agenzia per il farmaco) e l’Oms devono essere certi che funzioni davvero prima di sancire ufficialmente che il Remdesivir sia il farmaco capace di sconfiggere il Covid-19 (o un altro Coronavirus).
    Blocca la replicazione del virus: Il virus entra nel corpo, infetta una cellula e inizia a replicarsi all’interno dell’organismo infettando sempre più cellule. Ecco, il Remdesivir blocca questo processo dando un segnale di “fine catena”. 
  • CLOROCHINA: Si tratta di un farmaco anti-malaria (uccide i parassiti della malaria interferendo con il loro metabolismo) che proprio un italiano (Andrea Savarino, ora ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità) scoprì come efficace contro la Sars (dati confermati da altri studi) nel 2003. Savarino scrisse un articolo su “Lancet” spiegando che la Clorochina funzionava per via di un effetto antivirale ad ampio spettro oltre alle proprietà immunomodulanti del farmaco, usato talvolta con successo nel trattamento dell’artrite reumatoide. Gli studi sono in stato avanzato e speriamo possa funzionare anche perché è già disponibile (è l’antimalarico più diffuso al mondo) e costa poco: una confezione da 30 compresse rivestite costa appena 3,59 euro.
    Funziona (3 volte su 4)! E’ quanto emerge da una ricerca dell’Istituto ospedaliero universitario “Méditerranée Infection” di Marsiglia che ha fatto un esperimento apposito: ha trattato 24 pazienti con il Plaquenil, uno dei farmaci a base di idrossiclorochina. Risultati? Il 75% dei pazienti trattati «dopo sei giorni di trattamento aveva una carica virale negativa», ovvero non c’era più il virus. La guarigione è avvenuta entro una settimana. L’esperimento è stato effettuato confrontando i pazienti trattati con un gruppo di controllo non sottoposti al trattamento e nello stesso periodo «il 90% di loro è ancora portatore del virus».
    AGGIORNAMENTO: Il Servizio Sanitario Nazionale italiano ha autorizzato i farmaci antimalarici a base di clorochina e idrossiclorochina per i malati di Sars-CoV2 e ora i costi di questi farmaci sono a spese dello Stato. Autorizzata anche la combinazione di farmaci anti-Aids Lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat e ritonavir.
  • AVIGAN (FAVIPIRAVIR o FAVILAVIR): Si tratta di un farmaco antinfluenzale prodotto in Giappone che secondo alcune voci sarebbe stato usato in Cina con ottimi risultati contro il Covid-19. In parte è vero: sembra che sia efficace in chi ha sintomi lievi o moderati, mentre risulterebbe nullo quando il Coronavirus ha già iniziato la sua riproduzione in massa. Il problema è che non sarebbe molto sicuro. Le donne in gravidanza, ad esempio, non possono usarlo perché creerebbe delle anomalie fatali o difetti nei nascituri (e infatti non viene usato per curare la normale influenza) e infatti in Corea del Sud non lo vogliono usare per motivi di sicurezza. Comunque sono in corso dei trial anche in Italia visto che l’Aifa ha dato il suo ok.
  • IL PLASMA DEI GUARITI: Rientra nelle cure per il Coronavirus: L’idea è che le persone guarite abbiano creato degli anticorpi che possono essere prelevati ed iniettati nel sangue di persone malate. E’ una terapia che l’Oms autorizza quando non ce ne sono altre adatte, e infatti è stata usata contro la Sars ed Ebola. Lo hanno fatto anche in Cina dove hanno iniettato questo sangue donato su diversi pazienti sin da febbraio e molti sono guariti o hanno avuto miglioramenti nel giro di 24 ore. Ora lo stanno provando anche i medici italiani, in particolare a Mantova, ma anche in altre città (come Pavia), dove stanno mettendo a punto un protocollo che poi deve essere autorizzato dal Consiglio superiore di sanità. Anche negli Stati Uniti si stanno attrezzando per questa possibile terapia presso la John Hopkins University.
  • KALETRA (LOPINAVIR/RITORNAVIR: E’ un farmaco utilizzato contro l’HIV e rientra fra le cure per il Coronavirus. Appartiene alla categoria degli inibitori della proteasi di HIV, un enzima fondamentale per il taglio finale delle varie componenti virali. Il Lopinavir/R fu utilizzato al “Queen Mary Hospital” di Hong Kong durante l’epidemia della SARS del 2003.
    L’idea di utilizzare la Clorochina con il Lopinavir e il Ritornavir contro il Coronavirus della SARS venne sempre da Andrea Savarino nel 2005 basandosi su osservazioni da lui precedentemente effettuate in cellule infettate con un virus di una famiglia diversa (HIV). Funziona perché bloccano la replicazione del virus nelle cellule.
    Secondo uno studio per la Regione dalla sezione lombarda della Società italiana malattie infettive e tropicali (Simit) a cui hanno lavorato 30 medici tra anestesisti e virologi riportato dal “Fatto Quotidiano” e da “Next“, in casi di sintomi respiratori lievi in pazienti over 70 si prevede l’uso di Lopinavir assieme alla Clorochina e in successione, se il quadro si aggrava, si utilizza solo Remdesivir.
    Non funziona: Uno studio condotto presso l’ospedale cinese Jin Yin-Tan Hospital a Wuhan su 199 pazienti ricoverati con gravissima infezione da Coronavirus e pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha spiegato che il Kaletra NON funziona contro il COVID-19. Quindi, purtroppo, un candidato in meno.
  • CI PENSA IL COMPUTER: Come si combatte una malattia? Prima si isola il batterio o il virus, poi si cerca la molecola giusta capace di contrastarlo e sconfiggerlo. Il problema è che ci sono migliaia di molecole e trovare quella adatta richiede tempo. A meno che non subentri un computer. E’ ciò che sta facendo la società biofarmaceutica Dompé che ha coinvolto diversi team di ricerca (tra cui il Politecnico di Milano, l’università degli Studi di Milano e il Cineca di Bologna) per creare una piattaforma virtuale, Exscalate, capace di fare proprio questo. Parte dai dati ricavati dalla sequenza genomica del virus e poi effettua una serie di simulazioni fra il virus e il potenziale farmaco. Tutto in modo virtuale. All’inizio lo studio analizza tutte le molecole di farmaci già presenti sul mercato (sono 10 mila) e poi, se non dovesse trovarne una che già esiste, passerà all’analisi di tutte le nuove possibili molecole: parliamo di un database di oltre 500 miliardi di molecole.
  • SANGUE MESTRUALE: Può suonare strano, ma in Cina hanno pensato anche a questo. Al First Affiliated Hospital of Zhejiang University hanno iniettato delle cellule staminali derivate dal sangue mestruale in 28 persone e poi hanno comparato i risultato con chi non ha ricevuto l’infusione. Finora ci sono minime evidenze che abbia funzionato.
  • LA FRUTTA: Nella ricerca per le possibili cure per il Coronavirus in Cina ci sono stati anche 15 trial che hanno coinvolto circa duemila persone trattate con le terapia della medicina cinese. Uno dei più grandi ha valutato gli effetti del shuanghuanglian, una medicina cinese che contiene estratti dalla frutta secca lianqiao (Forsythiae fructus) utilizzata per curare le infezioni per oltre duemila anni. 
  • ARBIDOL E DARUNAVIR: I ricercatori della Zhejiang University hanno rivelato che questi due medicinali sembrerebbero in grado di neutralizzare il virus almeno secondo i test in vitro. Arbidol è un medicinale antivirale utilizzato in Cina e in Russia (gira anche un video in cui degli italiani acquistano in Russia il “farmaco che cura il Coronavirus” ma si tratta di una bufala) per il trattamento di epatite C. Il Darunavir (conosciuto anche come “Prezista”) si trova anche in Europa ed è indicato con altre terapie antiretrovirali contro l’Hiv.
    Non funziona: Non ci sono prove sufficienti per indicarli come validi. Burioni è netto: «Non serve a niente. Basta con le bufale, almeno ora».
  • LA MOLECOLA 13B: E’ una delle ultime scoperte ed è avvenuta in Germania. Studiando il Covid-19, i ricercatori dell’università di Lubecca hanno scoperto una molecola (chiamata “13b”) che lega e inibisce l’enzima chiamato proteasi, usato dal virus per replicarsi all’interno delle cellule infettate. Al momento questa molecola è stata testata in provetta su cellule di polmone umano colpite da Coronavirus e in effetti ha funzionato. Lo stesso sui topi dove ha anche dimostrato di non essere tossica e di poter essere somministrata per via inalatoria. E’ stato pubblicato su “Science”. Ora arriva la seconda fase, ovvero quello di inserire questa molecola in un farmaco nuovo che poi dovrà passare ulteriori step per valutare l’efficacia e la tossicità sull’uomo. Secondo una stima ci vorrà circa un anno, ma almeno abbiamo un’arma specifica contro il Coronavirus (non sia mai in futuro ci fosse un altro salto di specie come già successo con Sars, Mers e Covid19).
  • AGGIORNAMENTO: Negli Stati Uniti è partita la sperimentazione di un farmaco chiamato Eidd-2801 che “migliora la funzione polmonare, riduce la carica virale e la perdita di peso” e che funziona contro il Covid-19, o almeno funziona negli esperimenti sui topi. Il farmaco è stato scoperto da Ralph Baric che dirige il laboratorio di immunologia e microbiologia dell’università del North Carolina.

VACCINO PER CORONAVIRUS COVID-19

  • UNIVERSITA’ DI TONGJI (CINA): L’agenzia cinese Xinuha cita il portale locale yical.com secondo cui delle fonti vicine al centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), la Scuola di Medicina della Tongji University e la società Stermirna Therapeutics Co. Ltd., avrebbero iniziato il test su 100 cavie lo scorso 10 febbraio. E’ solo la prima fase, poi se funziona c’è il test su altri animali di maggiori dimensioni e infine sugli uomini. Si tratta di un vaccino basato su molecole di RNA messaggero (mRNA).
  • MODERNA PHARMACEUTICALS (STATI UNITI): I primi a partire con la sperimentazione sull’uomo (fase 2) sono stati gli statunitensi con il vaccino mRNA-1273 realizzato dall’Istituto nazionale della salute (Nih) e dalla società biotech “Moderna Pharmaceuticals” del Massachussets e che si sta tenendo presso il Kaiser Permanente Washington Health Research Institute di Seattle. La prima persona a ricevere il vaccino è stata una donna di 43 anni, madre di due figli, ma tutto l’esperimento conta su 45 volontari tra i 18 e i 45 anni e senza patologie a cui vengono somministrate dosi differenti del vaccino. Lo scopo è capire gli effetti collaterali a medio/lungo termine e quindi anche se la prima somministrazione è avvenuta il 15 marzo ci vorranno comunque circa 12/18 mesi per validarlo.
  • INOVIO PHARMACEUTICALS (STATI UNITI): La società di San Diego ha annunciato di aver già preparato circa 3.000 dosi di un vaccino a base di Dna da diffondere negli Usa, in Cina e in Corea del Sud per un enorme test sull’uomo. L’obiettivo è di arrivare a circa 1 milione di vaccini pronti per ulteriori studi entro la fine dell’anno. Se tutto andasse bene, la produzione partirebbe il prossimo anno.
  • GREFFEX INC (STATI UNITI): Un’altra società americana, con base a Houston, ha annunciato di aver preparato un vaccino e di essere pronta per la sperimentazione animale. Il vaccino è stato possibile grazie a un finanziamento da 18.9 milioni di dollari ottenuto dall’Institute of Health del National Institute for Allergy and Infectious Disease per condurre degli studi di ricerca su malattie di cui non è ancora disponibile una cura, così come su numerose malattie infettive. Sono in attesa dell’approvazione governativa.
  • CUREVAC (GERMANIA): Si tratta di una società tedesca su cui l’Unione Europea ripone molte speranze al punto da aver stanziato un finanziamento da 80 milioni di euro. L’azienda biofarmaceutica è sicura di iniziare l’avvio di test clinici a partire da giugno. 
  • MIGAL (ISRAELE): Il ministro della Scienza e della Tecnologia israeliano ha spiegato che il vaccino potrebbe essere pronto molto presto perché il MIGAL stava lavorando da quattro anni a un vaccino contro il virus della bronchite infettiva, una malattia che colpisce il pollame, e che gli scienziati hanno scoperto avere un’elevata somiglianza genetica con il Coronavirus umano e che utilizza lo stesso meccanismo di infezione, un fatto che aumenta la probabilità di ottenere un vaccino umano efficace a breve. Si stanno ultimando le procedure per rendere sicuro e poi partiranno i test in vivo. Si tratterà di un vaccino da assumere oralmente e non con iniezione.
  • UNIVERSITA’ DI QUEENSLAND (AUSTRALIA): L’università di Brisbane ha annunciato di aver sviluppato un vaccino che funziona in modo simile a quello di Moderna ma più stabile con l’aggiunta di una sequenza di aminoacidi. A fine febbraio sono finiti i test in laboratorio che sono stati positivi e ora stanno lavorando sugli animali, mentre quelli sull’uomo dovrebbero partire in estate.
  • UNIVERSITA’ DI UTRECHT (OLANDA): I ricercatori hanno annunciato di aver scoperto un anticorpo monoclonale che si legherebbe alla proteina “spike” sulla superficie del Covid-19 impedendo al virus di agganciare le cellule e quindi replicarsi. Il problema è che si è ancora a livelli embrionali e serviranno mesi per i test.
  • HVIVO (INGHILTERRA): La società Hvivo sta lavorando già alla fase dei volontari umani. Sta cercando dei volontari che accettino di farsi iniettare il Covid-19 in una forma più blanda (i ceppi OC43 e 229E). Queste persone dovranno rimanere in isolamento per alcuni giorni e poi verrà somministrato loro un vaccino realizzato nei laboratori di Hvivo. Al momento sembra che ci siano già 24 volontari individuati che riceverebbero 3.500 sterline (più o meno 4.000 euro) per sottoporsi all’esperimento. 
  • AGENZIA BIOMEDICA FEDERALE RUSSA (RUSSIA): Anche i russi sono in corsa per il vaccino. Lo spiega la Tass che riporta le dichiarazioni del capo dell’Agenzia Veronika Skvortsova secondo cui ci sono già tre testu sugli animali che dovrebbero terminare a luglio. Ci sarebbe anche una possibile scadenza, 11 mesi, ma non è chiaro se al termine di questo tempo avremo i risultati della sperimentazione sull’uomo (probabile) o il vaccino vero e proprio (difficile).

KIT PER LA DIAGNOSI
E’ importante anche avere un kit per la diagnosi del virus che sia preciso al 100% e che dia risultati quasi immediati (oggi bisogna aspettare delle ore). E’ stato sviluppato da alcuni scienziati cinesi e con questo basterebbero fra gli 8 e i 15 minuti per rivelare se una persona abbia contratto il virus o meno. Questo kit al momento è in circolazione solo in Cina. In generale c’è un test di laboratorio che si chiama Pcr e che analizza il genoma del virus. La diagnosi completa richiede alcune ore, massimo un giorno, e parte da un campione preso dalla gola dei malati. 

Aggiornato al: 23 marzo 2020