«Che cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione»

Questa è una delle frasi cult del film “Amici miei” e spiega benissimo la capacità di alcune persone di trovare una soluzione che possa avere effetti enormi sulla vita delle persone. 
No, 1 non vale 1, ci sono persone che valgono 1.000.000 o più.
Ci sono persone che sono dei veri eroi, eroi italiani che dimostrano come tutto il mondo guarda spesso al nostro Paese con pregiudizio, e invece spesso siamo noi che salviamo loro la pelle. Riguardo ai Coronavirus queste persone sono: 

CARLO URBANI 
E’ il medico che scoprì il primo Coronavirus conosciuto dall’uomo, la SARS (Sindrome Respiratoria Acuta Grave). Ed è una storia tragica, la storia di un eroe italiano. Una carriera di eccellenza: consulente dell’Oms, presidente di “Medici senza frontiere” (per cui ha ritirato il premio Nobel alla pace nel 1999), una vita spesa ad aiutare i più poveri in Cambogia, in Vietnam, ovunque, finché… non arrivò la SARS.
Il 28 febbraio del 2003 un uomo d’affari americano, Johnny Chen, fu colpito da una forma atipica di polmonite e ricoverato presso l’ospedale di Hanoi (Vietnam) che subito contattò Urbani (non era un medico da ospedale eppure si precipitò subito) che a differenza di tutti gli altri dello staff medico si rese subito conto di trovarsi di fronte a qualcosa di nuovo. Lanciò subito l’allarme al Governo e all’OMS riuscendo a far decidere la quarantena.
Purtroppo l’11 marzo 2003 Urbani si sentì male mentre volava da Hanoi a Bangkok e appena atterrato chiede subito di essere messo in quarantena. Stava male, sapeva che stava male a causa di un virus sconosciuto e per questo disse ai medici accorsi dalla Germania e dall’Australia di prelevare i tessuti dei suoi polmoni per analizzarli e utilizzarli per la ricerca. Morì il 29 marzo a 47 anni dopo 19 giorni di isolamento.

Grazie alla sua intuizione, lui e i quattro operatori sanitari furono gli unici decessi in Vietnam: il suo intervento salvò migliaia di vite in tutto il mondo perché fu grazie a lui se il mondo si rese conto di essere di fronte a un nuovo nemico.
Oggi il protocollo internazionale dell’OMS per combattere le pandemie si basa su quello realizzato da lui in Vietnam nel 2003.

«Sono cresciuto inseguendo il miraggio di incarnare i sogni. Ho fatto dei miei sogni, la mia vita e il mio lavoro.»

Su di lui sono stati scritti libri bellissimi:

ANDREA SAVARINO
E’ l’uomo che per primo ha pensato di usare la clorochina contro il Coronavirus.
Classe 1969, Savarino oggi è ricercatore dell’Istituto Superiore di Sanità e nel 2003 (a soli 34 anni) scrisse un articolo sulla rivista scientifica “Lancet Infectious Diseases” per spiegare la sua ipotesi che si basava su un’analisi della letteratura da cui si evinceva un effetto antivirale ad ampio spettro della clorochina. Inoltre quest’ipotesi teneva conto delle proprietà immunomodulanti del farmaco, usato talvolta con successo nel trattamento dell’artrite reumatoide.
L’anno successivo, quando la SARS si esaurì, il gruppo di Marc Van Ranst della Katholieke Universiteit Leuven (Belgio) dimostrò gli effetti inibitori della clorochina in vitro sul Coronavirus della SARS. L’effetto fu poi confermato indipendentemente da altri gruppi di ricerca. Nel 2009 sempre il gruppo del Prof. Van Ranst mostrò l’efficacia in vivo della clorochina, su un modello animale (topi infettati con un altro Coronavirus).

Savarino ebbe anche l’idea di usare la clorochina in combinazione con il lopinavir e il ritonavir contro il Coronavirus, basandosi su osservazioni da lui precedentemente effettuate in cellule infettate con un virus di una famiglia diversa (HIV).
Oggi arriva la conferma: la clorochina funziona anche contro il COVID-19. Lo ha rivelato il professor Didier Raoult, direttore dell’Istituto ospedaliero universitario “Méditerranée Infection” di Marsiglia che ha presentato i risultati di un esperimento effettuato presso la sua struttura. 24 pazienti sono stati trattati con il Plaquenil (uno dei farmaci a base di idrossiclorochina) e con l’antibiotico azitromicina, mentre altrettanti no formando un gruppo di controllo. Il risultato è che il 75% dei pazienti trattati con la clorochina dopo sei giorni non aveva più virus attivo all’interno del corpo, mentre il 90% dei pazienti del gruppo di controllo «è ancora portatore del virus».
Un risultato fantastico. Savarino ha scoperto il farmaco che, nel 75% dei casi, potrebbe sconfiggere il Coronavirus.
Oggi è coinvolto nella ricerca di un trattamento innovativo per sconfiggere anche l’HIV/AIDS come spiega in questa intervista a “L’eco del Sud”.

PAOLO ASCIERTO
E’ il Presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione “Pascale” di Napoli, ma è anche l’uomo che ha avuto l’intuizione di usare il Tocilizumab contro uno degli effetti più devastanti del COVID-19. In realtà anche in Cina ci avevano pensato (i cinesi hanno pensato a qualsiasi cosa), ma Ascierto ha avuto la forza di porlo all’attenzione generale spingendo l’Aifa a iniziare una sperimentazione.
L’idea gli è venuta quando ha scoperto che nei pazienti infetti c’è un eccesso di interleuchina-6, ovvero una molecola segnale che potenzia la risposta immunitaria nel nostro corpo aumentando però le complicanze respiratorie. Il risultato è che a quel punto il paziente deve andare in terapia intensiva. Un effetto simile a ciò che avviene nei pazienti oncologici e che viene comunemente utilizzato per l’artrite reumatoide. Insomma, nel corpo si difenderebbe con una sorta di “tempesta di citochine” che però finisce per fare danni. Da qui l’idea di Ascierto: se l’effetto è simile allora anche il farmaco utilizzato per quei casi potrebbe funzionare.
E infatti funziona, almeno secondo i dati che si sanno finora. Il risultato ottenuto è che grazie alla sua scoperta il paziente non finisce più in terapia intensiva e questa è la vera rivoluzione: il problema oggi è il massiccio ricorso all’intubazione dove però i posti letto sono limitati. Aver trovato un farmaco che eviterebbe questo renderebbe tutto molto più semplice.
Ora l’AIFA ha autorizzato un trial scientifico per valutare se effettivamente il Tocilizumab funziona anche contro le conseguenze del COVID-19 oppure no. Attenzione, non sarebbe un farmaco contro il COVID-19, ma un farmaco che impedirebbe al paziente di finire in terapia intensiva, almeno nella maggior parte dei casi.

Insomma, se i dati fossero corretti, sarebbe una svolta clamorosa.

«Io sono oncologo e mi occupo di immunoterapia. Il toci viene utilizzato nel trattamento degli effetti collaterali di alcuni tipi di immunoterapia: gli ematologi lo  conoscono bene, perché lo usano nel trattamento degli effetti collaterali delle car-t cell.  Qual è l’effetto collaterale più importante? La tempesta citochimica. E cosa c’entra col distress respiratorio da  Covid-19? Perché quella che si instaura nel polmone  a seguito dell’infezione è una tempesta citochimica. Di qui l’idea di usarlo. E’ un po’ l’uovo di Colombo»

Questi uomini ci rendono orgogliosi di essere italiani. Sventoliamo il tricolore solo quando ci sono le manifestazioni sportive e invece scienziati come Urbani, Savarino e Ascierto valgono più di mille Palloni d’oro.