Tutti si chiedono quando finirà il caos del Coronavirus. Nessuno può davvero saperlo, ma si può fare una previsione del picco del Coronavirus e il suo andamento futuro guardando i dati raccolti finora e comunicati giornalmente dalla Protezione civile.
Questa ipotesi è basata su alcuni fatti:

  • Il raddoppio (abbondante) dei casi positivi è avvenuto dopo ogni 3/4 giorni
  • Il calcolo del “positivo” arriva dopo il tampone che però viene fatto solo dopo la comparsa dei sintomi tipici del Covid-19 (difficoltà respiratoria unita a febbre o tosse o altro) e il cui risultato arriva dopo almeno 12 ore
  • I sintomi appaiono in media dopo 5/6 giorni (il periodo di incubazione è da 2 a 11 giorni fino a un massimo di 14 giorni)

Quindi, rimanendo larghi, il range del possibile contagio viene calcolato fra i 5 e gli 11 giorni precedenti (anche se può essere avuto anche prima) all’inserimento nella lista dei “nuovi contagi”.

I DATI PER UNA PREVISIONE SUL CORONAVIRUS
Ecco i dati ufficiali comunicati dalla Protezione civile. Sono i dati totali (casi, guariti e contagiati).

  • 27 febbraio – 650 casi – fra il 16 e il 21 febbraio
  • 29 febbraio – 1.128 (due giorni giorni) – fra il 18 e il 23 febbraio
  • 3 marzo – 2.502 (tre giorni) – fra il 21 e 26 febbraio
  • 7 marzo – 5.883 (quattro giorni) – fra il 26 febbraio e il 2 marzo
  • 11 marzo – 12.462 (quattro giorni) – fra il 29 febbraio e il 5 marzo
  • 15 marzo – 24.747 (quattro giorni) – fra il 4 e il 9 marzo

Se non fosse stato preso alcun provvedimento avremmo continuato così o anche peggio e quindi il 19 marzo avremmo avuto presumibilmente sui cinquantamila casi totali. Per fortuna il Governo si è mosso in tempo e ha preso dei provvedimenti.

Ovviamente parliamo dei dati rilasciati ufficialmente dalla Protezione civile, mentre ci sono degli studi secondo cui per ogni caso confermato ci sono 5-10 persone non individuate (per questo c’è chi suggerisce di fare il tampone a tutti per individuare gli asintomatici e fermarli in tempo). E’ quanto emerge da un articolo pubblicato sulla rivista “Science” e condotto da scienziati dell’Imperial College di Londra e coordinato da epidemiologi della Columbia University a New York. 

I DECRETI DEL GOVERNO
I principali interventi di chiusura totali presi dal Governo Conte sono stati: 

  • 21 febbraio – isolamento di 11 comuni del lodigiano e di Vo’ in Veneto
  • 1 marzo – l’isolamento è stato esteso ad altre province del nord Italia
  • 8 marzo – isolamento della Lombardia e altre 14 province del centro-Nord
  • 10 marzo – isolamento dell’Italia intera con il decreto “#iorestoacasa”

Queste misure hanno avuto il pregio di limitare il più possibile gli spostamenti ma gli effetti immediati sono stati:
– partenze in massa dal Nord verso le regioni del Sud (si stima una migrazione di più di 100 mila persone)
– lunghe file ai supermercati
– un esercito di runner, claustrofobici, anziani, ansiosi, giovani, malati bisognosi di terapie, lavoratori delle categorie di prima necessità, possessori di cani e persone che vanno a fare la spesa tutti i giorni come se nulla fosse

Queste file e queste partenze avranno avuto effetto sulla diffusione del virus perché anche se moltissimi si sono rinchiusi in isolamento appena arrivati a casa oppure sono andati a fare la spesa con la mascherina, sono comunque state occasione di diffusione per il virus. 

GLI EFFETTI DELL’ISOLAMENTO
Alla luce delle decisioni del Governo, gli effetti dell’isolamento a Vo’, Codogno ecc. (ovvero i primi Comuni) sono già visibili, ma si trattava di aree geografiche ristrette e con una osservanza rigorosa. 
Il resto d’Italia invece ci ha messo un po’ di più a capire la situazione, ma prevedendo comunque un 30% (e sono tanti, una sovrastima) di persone che hanno continuato a circolare o a vivere come se nulla fosse si può stimare una curva di contagi differente rispetto a quella avuta fino al 15 marzo.

Attenzione perché in giro sembra che ci sia un esercito di infetti che non avvertono alcun sintomo e che quindi possono contagiare chiunque senza rendersene conto. Lo sostiene il professore ordinario di Immunologia clinica dell’Università di Firenze Sergio Romagnani in una lettera inviata alla Regione Toscana. Basandosi sui dati raccolti a Vo’ Euganeo, ha spiegato che:

«La grande maggioranza delle persone infettate da Covid-19, tra il 50 e il 75%, è completamente asintomatica ma rappresenta una formidabile fonte di contagio»

I NUOVI CASI: DAL 99% AL 60% AL 30% DI “CONTAGIABILI”
Se fino al 10 marzo, infatti, gli italiani “contagiabili” erano circa il 99%, da quella data la cifra si è ridotta progressivamente fino al 30%. Fino al 9 marzo, però, dovremmo considerare una circolazione pari al 60% perché un solo viaggiatore arrivato sano al sud e che poi ha scoperto i sintomi (anche lievi o asintomatico) può aver contagiato i suoi parenti che abitano nella stessa casa. Quindi dobbiamo dare per scontato che possano esserci stati dei contagi presso le abitazioni.

Il 16 marzo si sono contati 2.470 nuovi positivi portando il totale a 27.980 persone che hanno avuto a che fare con il Covid-19 (fra casi, guariti e decessi). Queste persone sono state contagiate verosimilmente fra il 5 e il 10 marzo, quindi nei giorni precedenti i decreti più restringenti del Governo. Si può presupporre che questo trend possa confermarsi per qualche giorno per poi esplodere con le persone contagiate proprio per via della migrazione da nord a sud e per le file dei supermercati, parzialmente mitigato dalla limitata circolazione delle persone.

CRESCITA DEI CASI PIU’ LENTA
Probabilmente quindi potremmo assistere al mantenimento degli incrementi, ma a una velocità sempre più lenta e non più al raddoppio dopo 4 giorni. 

  • 16 marzo – 27.980 – contagi fra il 5 e il 10 marzo
  • 19 marzo (senza misure: 50.000 casi) con le conseguenze delle misure (migrazione sui treni, file ai supermercati ecc.) si stimano 40.000 (25.000 attesi x 60% della circolazione) – fra l’8 e il 13 marzo

AGGIORNAMENTO: Considerando i dati reali bisogna aggiornare la previsione allungando i tempi. Il 19 marzo i contagiati erano effettivamente in linea: 41.035 contro i 40.000 stimati, il problema è arrivato il giorno successivo quando i numeri hanno confermato la crescita sostenuta. La crescita percentuale si mantiene costante intorno al 13-15% che è decisamente migliore rispetto a quella fra il 20 e il 30% della settimana scorsa e il rallentamento si evince anche dal dato del raddoppio dei positivi: da ogni 2 giorni (dal 21 febbraio al 2 marzo) a ogni 4 giorni (dal 2 marzo fino al 16 marzo) ai 5 giorni di oggi (erano 24.747 il 15 marzo e sono 47.021 il 20). E’ una crescita che rallenta ma che è comunque sostenuta, segno che per vedere gli effetti delle misure bisogna attendere almeno un altro ciclo. 
Al ritmo attuale avremmo: 

  • 25 marzo – (al ritmo attuale, senza misure: 94.000 casi), ma questi sono i giorni in cui i nuovi positivi sarebbero stati contagiati fra il 12 e il 18 marzo, quindi a cavallo delle restrizioni. Possiamo aspettarci un nuovo focolaio da qualche parte, sia per gli assembramenti davanti ai supermercati che nei treni o nelle metropolitane, ma comunque bisogna considerare un calo della popolazione in circolo. L’ipotesi è che se nel ciclo precedente ha funzionato una percentuale del 60%, con l’entrata delle misure si può considerare un 30% di popolazione in circolazione. I runner, i lavoratori, i possessori di cani sembrano tanti, ma sono pochissimi rispetto a quando l’intera popolazione vive la sua quotidianità. In questo ciclo però non si può sperare subito al 30% quindi è più plausibile un 50%. Quindi:
    Attesi (al ritmo attuale) 48.000 x 50% della popolazione: 24.000 > 70.000
    Il che significherebbe un aumento medio di circa 4.800 nuovi positivi al giorno.

Al ritmo attuale il raddoppio (96.000 casi) ci sarebbe dopo altri 5 giorni, ma dopo questa data i nuovi positivi si sarebbero contagiati con le misure già in vigore, quindi è auspicabile un raddoppio almeno a molti più giorni. Quindi:

  • 30 marzo: 70.000 (attesi) x 30%= 21.000 nuovi positivi (4.200 al giorno in media) > 91.000
  • 4 aprile: l’incremento dovrebbe rimanere costante, o iniziare a ridursi: 3.000 nuovi casi in media al giorno quindi 17.500 nuovi positivi > 108.500

Se questi dati fossero confermati significherebbe l’inizio del calo per arrivare all’esaurimento verso fine aprile. Ovviamente si spera che questa tendenza sia molto più marcata, magari già nella prima settimana di aprile (quando le misure, anche inasprite, faranno vedere i loro effetti).
Nel frattempo gli ospedali si organizzeranno per mettere sempre più in sicurezza gli ambienti dei malati e gli stessi medici avranno dispositivi di sicurezza per impedire che gli ospedali diventino dei focolai per altri malati che entrano per vari motivi e che si contagiano di Covid-19 proprio negli ambulatori.

PREVISIONE SUL FUTURO DOPO IL CORONAVIRUS: SI RIPARTE A PASQUA?
Si tratta solo di una stima personale “ingenuamente” empirica basata sul percorso tenuto finora dal Covid-19, sull’esperienza cinese a Wuhan e su quella di Vo’ e Codogno e su altre analisi previsionali come quella del CNR. Per i zero nuovi casi ci sarà da aspettare ancora un po’, e probabilmente il limite del 3 aprile previsto dal Decreto dovrà essere allungato di almeno una settimana o fino al 15 aprile, ma rimanendo a casa potremmo arrivare a Pasqua ricominciando a vedere la luce. 

NON ABBASSARE LA GUARDIA
A quel punto non bisognerà abbassare la guardia perché comunque il virus sarà in circolo: anche solo 1 infetto può far ripartire la circolazione. Inoltre bisognerà vedere quali effetti avrà il Covid-19 nel resto d’Europa: zero nuovi contagi in Italia non significa che possa riportarlo in Italia un inglese, un tedesco, un francese, un americano o un italiano che rientra da un qualsiasi altro Paese al mondo. 

Probabilmente sarà a maggio/giugno che potremo ricominciare una vita quasi del tutto normale. Il virus sarà stato limitato in tutta Europa, in Cina e negli Stati Uniti, il clima aiuterà a combatterlo e, si spera, per quel giorno ci saranno certezze sugli effetti dei farmaci per limitarlo. Attenzione, però, finché non spunterà il vaccino il virus potrà sempre essere in circolo e potrà tornare, e per questo lo sforzo per incrementare le terapie intensive è una manna dal cielo.

Una cosa è certa, ora c’è un solo modo per sconfiggere il Covid-19 ed è rimanere a casa. Anche se si ha avuto la fortuna di guarire perché secondo le ultime scoperte dell’OMS si potrebbe essere contagiosi anche quando non si hanno più i sintomi, come spiegato in conferenza stampa a Ginevra dal direttore generale dell’Oms Ghebreyesus: 

«Le persone contagiate da Covid19 possono infettare gli altri dopo che non si sentono più male, quindi le misure di protezione dovrebbero continuare per almeno 2 settimane dopo la scomparsa dei sintomi»