Prossimo-leader-del-PD

Le elezioni del 4 marzo 2018 hanno sancito la fine della fase politica di Matteo Renzi e il crollo del PD che secondo gli ultimi sondaggi si attesta su un 17,5% di preferenze ma, soprattutto, che viene visto come la causa della situazione economica italiana dai due terzi degli Italiani (elettorato M5S e centrodestra). E’ possibile risollevare un partito che nasce dallo storico PCIo ormai è morto? La storia è ciclica e ci insegna che partiti moribondi o pressoché spariti, poi rinascono: è il caso della Lega, ad esempio, che nel gennaio 2014 veleggiava su un triste 3,88% per essere oggi a più del 30% con l’avvento di Matteo Salvini. Ci insegna anche, però, che partiti storici, dalla DC al PSI e molti della Prima Repubblica, possono essere totalmente cancellati.

Solo per un fine comunicativo, e non per ideologia, a questo proposito ho voluto immaginare come deve essere il prossimo leader del PD per far rinascere questo partito. Avrei potuto fare la stessa riflessione con Forza Italia o con altri partiti, ma certo il tonfo del PD è più interessante per chi lavora nella comunicazione.

COME SIAMO ARRIVATI ALLA SITUAZIONE DI OGGI

Tangentopoli ha rotto il modo di vedere la politica da parte degli italiani. In quel momento il disgusto per un sistema corrotto ha spinto a cercare il nuovo che gli elettori hanno prima trovato nel partito azienda (Forza Italia) poi nel rottamatore Matteo Renzi e infine nei “populisti” (termine oggi usato in senso dispregiativo, come se fosse un male seguire una politica tenendo a mente gli interessi dei propri elettori, anzi, questa dovrebbe essere la normalità)  M5S e Lega. L’intenzione è sempre stata quella: ”siamo delusi, diamo una chance a chi vuole distruggere tutto e lo fa al posto nostro”. Perché storicamente l’Italia è una nazione che non ama la guerra diretta, ma preferisce delegare.

Matteo-RenziI “populisti” in fondo incarnano le stesse intenzioni iniziali di Berlusconi e di Renzi: vogliono distruggere tutto per ricominciare da zero con nuove proposte e lo fanno senza commettere gli errori dei loro predecessori. Di Maio e soprattutto Salvini stanno applicando alla perfezione un modello comunicativo basato sull’incarnare queste intenzioni.

  • Individuazione di un nemico (immigrazione, Ong, Europa, media)
  • Un uomo forte che si ribelli contro i cattivi di turno (Grillo, Salvini) 
  • Chiusura simbolica con i partiti del passato (es. Salvini ha chiuso con Bossi e con la tendenza nordista della vecchia Lega) e con le loro politiche (Legge Fornero su tutte)
  • Dare voce alla rabbia popolare

I due modelli però si differenziano su un punto: il M5S spinge sul “tutti possono diventare Ministro” anche senza averne le competenze perché chi comanda è il popolo e non i politici, la Lega invece ricalca il modello importato in Italia da Berlusconi del partito personale incentrato sulla figura di Salvini. Due modelli comunicativi molto interessanti che sarebbero da approfondire, ma qui parliamo di altro.

FRASI CHIAVE

Tutta la campagna comunicativa dei partiti di questi anni si basa su alcuni concetti chiave:

  • I vecchi partiti ci hanno rovinato: i “vecchi” politici hanno pensato solo ai loro beni (in particolare il nemico è chi era più forte prima, ovvero il PD che ha governato gli ultimi cinque anni, mentre chi ha governato i precedenti venti non ha senso attaccarlo perché oggi non ha più numeri rilevanti: bisogna considerare che in una lista di 10 elementi l’essere umano tende a ricordare solo gli ultimi e questo si applica anche alla storia). Noi dunque siamo il nuovo che vogliamo portare discontinuità.
  • Contro qualcuno: l’Europa / Giornali / Immigrati / Ong / Chiesa / Politici, Tecnici del Ministero ecc. Avere un nemico comune rafforza l’unità e l’appartenenza di un gruppo che a quel punto vedrà in un soggetto X il suo salvatore da quel nemico (poco importa se quello poi sia o meno contrario al popolo) 
  • Questo lo dite voi (esperti, tecnici, oppositori) che manipolate i dati e la verità. E’ una conseguenza della politica popolare del M5S. Chiunque può andare al potere e ognuno di noi ha la propria opinione che è poi quella votata dal popolo. Quindi, l’equazione è semplice: “Le mie idee sono state votate dal popolo, che è sovrano, quindi se X che è un esperto con tanti anni di studi ed esperienza mi dice che la mia idea è sbagliata, be’, io vado avanti con la mia. Perché lo vuole il popolo”. Un atteggiamento che in politica (senza scomodare Aristotele) dovrebbe lasciar posto al “sentiamo le opinioni di tutti, in particolare degli esperti, e poi facciamo una sintesi per il bene di tutti”. Nella logica del M5S, però, questa frase ha un senso: rompere con il passato, chiunque esso sia
  • Distruzione delle vecchie logiche di partito: ed è ovvio visto che l’obiettivo è ricominciare, ma questo è più uno slogan perché poi all’atto pratico chiunque governi deve seguire degli schemi che, alla fine, sono sempre più o meno gli stessi 
  • La realtà è quella che diciamo noi, non quella che raccontano gli altri: i dati negativi (es. i dati Istat sulla disoccupazione ecc.) non contano anche se contavano fino a un anno fa e questo è uno degli elementi tipici di una campagna comunicativa, ovvero il distrarre l’attenzione. E’ un concetto psicologico che si rintraccia anche nelle sette: noi abbiamo la verità, gli altri ci vogliono combattere mostrandoci un mondo che non è reale. Questa cosa la fanno tutti i gruppi che ambiscono a un qualsiasi potere, la riuscita sta nella bravura di chi la realizza. E’ chiaro che è collegato al concetto di “nemico”
  • Prima gli Italiani e il popolo: questa frase dovrebbe essere l’abc di ogni partito e di ogni politico eppure solo ora la stiamo riscoprendo. E’ uno slogan molto forte.

Questi sono concetti base ripetuti all’infinito e oltre il quale non si deve approfondire perché verrebbe meno la forza della comunicazione. Approfondire, infatti, porrebbe la luce su una verità che non è necessaria perché non porta voti. Ad esempio, spiegare cos’è lo spread e la sua portata per le tasche degli italiani ecc. non ha senso a livello elettorale perché annoia e spaventa. Meglio individuarlo come nemico, come un problema creato da altri e crearci su uno slogan. Questo porta voti. Il prossimo leader del PD deve tenerne conto. Va considerato inoltre che l’obiettivo principale di un politico è l’essere eletto e successivamente l’obiettivo è il cercare di essere rieletto. E così via. Quindi anche una volta che viene eletto non deve limitarsi a gestire le cose come se lavorasse in un ufficio qualsiasi, bensì deve lavorare come se fosse costantemente in campagna elettorale: staccare la spina comunicativa “per realizzare il programma” non ha senso in politica. E questa lezione sia Casaleggio che soprattutto Salvini l’hanno capita benissimo. 

L’ITALIA OGGI

Per capire meglio cos’è l’Italia oggi analizziamo i dati raccolti sul Hofstede Insights secondo il 6-D Model© delle culture nazionali. Si tratta di una raccolta sociologica internazionale che analizza i comportamenti culturali nelle varie nazioni secondo sei fattori. Ecco i dati:

• Distanza dal potere: 50%

Accettiamo che il potere non sia distribuito in modo uniforme. Un valore alto implica la poca voglia di essere controllati e una preferenza al teamworking (al Nord il valore è più alto, al Sud è più basso). Al contrario un valore basso implica l’accettazione che ci sia qualcuno in alto che ci guida e ci aiuta. 

• Individualismo: 76%

Ragioniamo in termini di “io” invece che di “noi”. Ci interessa ciò che riguarda noi direttamente (al massimo la nostra famiglia) e non ci interessa quello che riguarda gli altri (solidarietà)

• Mascolinità: 70%

Per noi il mondo è competizione e arrivismo (valore alto) e non amore per gli altri (valore basso) che potrebbe spingerci a volere meno per dar spazio anche ad altri.

• Evitare l’incertezza: 75%

Non ci piacciono le situazioni ambigue, vogliamo che tutto sia chiaro, vogliamo sapere chi comanda (il come è secondario).

• Orientamento a lungo termine: 61%

Il valore alto indica pragmatismo e capacità di adattamento a ogni situazione.

• Indulgenza: 30%

Siamo cinici e pessimisti, non siamo attrattati dal lusso e dalle gratificazioni. Cerchiamo altro.

COME DEVE ESSERE IL PROSSIMO LEADER DEL PD

Con queste riflessioni in testa, è chiaro che il PD avrebbe bisogno di un leader che sia percepito come deciso e forte nella sua posizione di comando e che non sia troppo interessato alla solidarietà, ma anzi al mantenimento dei confini e della propria sicurezza. Queste, però, sono caratteristiche dei suoi competitor, e questo modello non ha funzionato con Renzi visto che l’elettorato PD è improntato su altre ideologie.
Quindi andrebbe rivisto.

• ROTTURA MA NON TROPPO: La “ribellione” si può combattere non con altra ribellione ma con un atteggiamento diverso. In una discussione conflittuale fra due persone che si urlano contro, il primo che riesce a calmarsi sarà quello che avrà più lucidità per battere l’altro che invece è accecato dalla rabbia.
Visto anche il periodo storico, l’ideale sarebbe che il prossimo leader del PD fosse una donna, sarebbe un bel segno di rottura, ma le caratteristiche comunicative e comportamentali non sarebbero troppo differenti.

• IRONICO: Veniamo da anni difficili, prima con il terrorismo successivo all’11 settembre, poi con la crisi economica e infine l’avvento dei social non ha fatto altro che fomentare l’odio del popolo: anche la persona più calma del mondo leggendo i social finisce per odiare qualcuno. La rabbia del popolo è stata la base del successo di tutti i partiti di rottura. Il prossimo leader del PD dovrà essere all’opposto. Piano piano la gente si sta stancando di tutta questa tensione e di questa violenza, e prima o poi cercherà più leggerezza, cercherà un sorriso invece della cattiveria, vorrà tornare a vedere il sole perché sarà stanco di vedere pioggia costantemente. Non servono i proclami fatti di slogan da motivatore alle prime armi di Renzi con le sue slide, non servono le metafore di Bersani, serve l’ironia popolare, quella che possono capire tutti, quella che farebbe un loro amico al bar. Seguire la politica salviniana o grillina non ha senso, vinceranno sempre loro, il PD dovrà distinguersi: un’ironia semplice, diretta, non una cosa intellettuale o troppo fina alla Andreotti e neanche una da barzellettiere alla Berlusconi. Deve saper stemperare gli animi con una battuta, deve  saper essere serio ma anche simpatico, deve saper sorridere facendo simpatia. Deve contrapporre il sorriso alla rabbia, ma senza dare l’impressione di sottovalutare il problema perché a un disoccupato che non ha soldi non puoi contrapporre una risata…

DESCRIZIONE GENERICA
Giuseppe Conte
Giuseppe Conte rispecchia molte delle caratteristiche di come dovrebbe essere un leader politico. Se rendesse meno serio e più quotidiano il suo look e si aprisse maggiormente all’emozione raccontando il suo passato avrebbe tutte le carte in regola per essere un leader del PD (foto da www.italiachiamaitalia.it)

• ETA’ E STORIA PERSONALE: Il prossimo leader del PD ideale dovrebbe avere fra i 40 e i 55 anni, proveniente da una famiglia media e laureato in una Università statale e non privata. Deve essersi creato da solo e senza aiuti, non deve essere un politico di professione che viene dalle giovanili del PD (Giovani Democratici), per intenderci, ma qualcuno che viene chiamato per meriti o per caratteristiche. Può essere un professore, un tecnico, o anche un imprenditore ma non uno che ha raggiunto il successo con tecniche liberiste, bensì al massimo dovrà essere un imprenditore alla Adriano Olivetti, qualcuno che abbia una visione olistica, innovativa e di aiuto verso il prossimo. 
• CARATTERISTICHE FISICHE: Non troppo alto, meglio se con barba e capelli anche un po’ lunghi (indicano virilità).
– Fisico asciutto, ama gli sport popolari, pratica sport ma soprattutto si tiene in forma.
– Il suo tono di voce deve essere medio, capace di alzarla nei dibattiti, e di abbassarla nei comizi senza apparire forzato. Non deve aizzare le folle, deve dare l’impressione di essere forte senza sbattere i pugni.
– Quando parla guarda negli occhi e nelle interviste tv, nel 70% del tempo il suo sguardo è dentro la telecamera, nel restante è verso l’interlocutore.
– Deve sapersi commuoversi, deve saper piangere, deve essere disponibile a raccontare il suo passato difficile. In questo deve essere trasparente: tutti i politici tendono a tenere nascosto il loro passato, tranne Berlusconi che l’ha addirittura romanzato: ecco, il prossimo leader del PD dovrà essere un libro aperto, anche con i suoi episodi negativi o gli errori. Anzi, gli errori sarebbero ben accetti perché lo renderebbero umano.
– Ha un atteggiamento “fisico”, quindi di solito abbraccia le persone e stringe la mano solo nelle situazioni troppo formali. 
– Deve essere allegro e saper fare battute quando è consentito.
– Possibilmente dovrebbe avere gli “occhi che ridono” (quell’effetto che strizza gli occhi e fa venire le rughette ai loro lati quando si ride). Per capire, guardate questa foto di Giuseppe Conte.
– Mai incrociare le braccia o accavallare le gambe quando parla con qualcuno e gesticolando mostra sempre i palmi delle mani.
• ABBIGLIAMENTO E VIAGGI: L’abbigliamento che il prossimo leader del PD deve scegliere è molto importante. Non deve indossare sempre giacca e cravatta né limitarsi a felpe e magliette. Deve scegliere uno stile casual tipo giacca sportiva e jeans. L’ideale sarebbe un segno distintivo fisso: ad esempio un foulard tricolore o uno scudettino tricolore sulla camicia o sulle maglie che indossa. L’importante è realizzare un marchio che diventi virale (es. la cravatta nera a pallini bianchi di Berlusconi o le felpe di Salvini). Nulla di stravagante, però, nulla alla Gianluca Vacchi o Lapo Elkann, per intenderci.
– Niente grandi marche, no a cachemire, Rolex o altra accessoristica da benestanti, ma neanche abiti da discount.
– No ai ristoranti di lusso: sì alle pizzerie italiane, alle località turistiche di massa italiane (Ostia, non Capri) ecc.
– Tutto deve essere “medio” e alla portata di tutti. L’idea è che lui sta lì, ma potremmo esserci tutti, anzi, lui sta lì ma è come se ci fossimo noi.

PERSONALITA’

Enrico-Berlinguer• CARISMA: E’ importante che il prossimo leader del PD sia carismatico, ma secondo il significato moderno. Non deve essere il condottiero di un esercito, ma una persona che sa il fatto suo, che sa affrontare i problemi con l’aiuto di tutti. Non deve essere un “one man show” o un uomo solo al comando, bensì l’esatto opposto.
– Ogni tre mesi deve fare un gesto eclatante (es. alzare la voce in parlamento Europa) per fare in modo che tutti parlino di lui.
• APERTO AL DIALOGO: Fondamentale: deve essere aperto al dialogo con tutti. Deve parlare con tutte le parti interessate, dalle correnti interne al partito, ai sindacati, dalle istituzioni europee a Confindustria. Deve preparare il suo programma e condividerlo con tutte le parti, nessuno escluso. Non deve mai dare l’impressione che decida tutto lui, anzi, deve dare l’idea di essere un buon padre di famiglia che non conosce tutte le risposte, ma fa del suo meglio per informarsi e trovare le soluzioni giuste.
• SEMPRE PRESENTE: Deve essere ovunque è giusto che ci sia: c’è una donna vittima di abusi? Lui deve andarla a trovare. C’è un uomo in lotta con la mafia? Deve bussare alla sua porta. Deve essere ovunque e non solo tramite una buona parola sui social. E’ importante, però, che sia presente in modo attivo e non come passerella. Per dire, nel caso di una disgrazia tipo un terremoto o altro, lui deve stare lì ad aiutare i volontari, non farsi una foto, dire tre parole in favore di telecamera e poi volare via. 
– Ogni week end il prossimo leader del PD deve fare un’attività di volontariato: un week end in un Ospedale, un altro nelle comunità di tossicodipendenti, un altro a pulire le strade, un altro a servire nelle mense scolastiche ecc.
• NO AI PRIVILEGI: Deve vivere fra la gente, non nei palazzi del Potere.
– E’ importante il rifiuto dei privilegi: no ai voli di Stato o alle auto blu, prende l’autobus, guida un’auto di media cilindrata o una monovolume piccola, viaggia in classe economy ed è sempre disponibile ai selfie. I selfie con gli elettori sono fondamentali.
• PAZIENTE: Deve esserlo tantissimo. In particolare l’area di centro sinistra è una galassia confusionaria dove c’è di tutto e di più e dove ognuno fonda un suo partito e vuole comandare. Ecco, in questo senso il prossimo leader del PD dovrà essere molto paziente e cercare di trovare una summa delle varie opinioni. Un po’ quello che fece Prodi a suo tempo e che sta facendo Conte con il Governo gialloverde.
• CHIESA: E’ cattolico ma non vuole ingerenze dalla Chiesa: parla con loro come farebbe con un sindacato o un partito. Va a Messa tutte le domeniche, partecipa alla Via Crucis e agli altri appuntamenti, ed è devoto di Padre Pio o di altri Santi ma questo non significa che non sia aperto a dialogare con le altre religioni e con gli atei. La religione dovrà essere qualcosa di sottofondo, non dovrà avere una forte connotazione principale perché è vero che buona parte del PD è over 65, come da una analisi del voto del 2018, ma deve avvicinarsi anche a chi è restio alla religione o che frequenta solo saltuariamente un luogo di culto.

ATTIVITA’ POLITICA

• STIPENDIO: Il prossimo leader del PD deve guadagnare 1.580 euro netti al mese (29.380 lordi/annui) che è una cifra simbolica perché è lo stipendio medio in Italia. La parte eccedente la mette in fondi di solidarietà: ogni mese pubblica la foto del bonifico e chiede tramite un sondaggio sui social a quale associazione devolvere la parte eccedente del prossimo mese.
Il significato è: “io sono il Presidente del Consiglio o il Capo partito ma è un lavoro come un altro e guadagno come voi”. La sua dichiarazione dei redditi deve essere online.
• MANIFESTAZIONI ED EVENTI: Deve attaccare gli avversari sui contenuti e non sulla persona (discontinuità rispetto a ciò che abbiamo visto negli ultimi trent’anni anni prima contro Craxi e tutti gli altri, poi contro Berlusconi, poi contro Renzi e infine contro Salvini/Di Maio) e per farlo deve partecipare alle varie manifestazioni di categoria portando, però, delle soluzioni. Ad esempio, se ci fosse una manifestazione contro degli operai di una fabbrica X lui dovrebbe andare lì da loro, partecipare ai loro sit-in, essere in prima fila nel corteo ma soprattutto arrivare con una proposta definitiva. Nel caso non avesse già una proposta, allora deve andare con un block notes in mano e una penna e prendere appunti: intendo proprio fisicamente, deve farlo lui, non un suo collaboratore. Non è importante che lo faccia a favore di telecamera (ma deve farlo a favore di social) perché deve conquistarsi la fiducia di tutti partendo da ogni singolo gruppo.
– Deve fare lo stesso anche quando non ci sono manifestazioni di protesta ma situazioni dimenticate. Ad esempio, nelle aree che hanno subìto il terremoto, il crollo del ponte di Genova, la Terra dei fuochi.
• COMIZI: Non devono essere “a livello” come si sono sempre fatti con il politico sul palco e la gente sotto. Devono essere sullo stesso livello e possibilmente circolari: lui nel mezzo e la gente tutta intorno se i comizi sono improvvisati e con poche persone. Altrimenti devono essere organizzati sullo stile del Teatro greco o di uno stadio: lui sotto e la gente seduta o in piedi sulle gradinate.
Questo è simbolico: “non sono io che dall’alto vi parlo, anzi, io sono sotto di voi”.
• RACCOLTA IDEE: In campagna elettorale si organizzano nelle varie piazze di tutti i paesi le “Porte Italiane”: sono delle cabine dove la gente può entrare a turno e scrivere la sua proposta di programma.
– Non solo in campagna elettorale si organizzano delle tavole rotonde pubbliche: In una piazza c’è una sedia al centro (dove si siede lui) e altre tutte intorno a questa. La gente che vuole si siede e, ad alzata di mano, dice la sua.
– Lui prende appunti per ogni discorso e alla fine fa un resoconto di ciò che gli è stato detto e che viene pubblicato su un sito internet ad hoc. Questa cosa del prendere appunti è comunicativamente fondamentale.
• LE OPINIONI: Non deve passare l’idea che il prossimo leader del PD non abbia idee sue e che segua la corrente o i sondaggi. Deve avere idee chiare e il fatto di dialogare con tutti rischia di essere d’accordo con tutti: ricordate il “Ma anche” di Veltroni? Non si può essere a favore dei vaccini e contro, non si può essere a favore di Confindustria e a favore dei sindacati. No, deve avere le idee chiare ma essere anche un raccoglitore di proposte: all’inizio sente tutti, poi arriva ad elaborare tre, quattro concetti chiari (devono essere i suoi slogan ripetuti all’infinito) e non di più.
• RIUNIONI DI PARTITO E DI GOVERNO: Le riunioni di partito o di coalizione vanno organizzate in luoghi popolari, tipo una pizzeria o un ristorante popolare e non in una sala appartata o nelle stanze del Palazzo.
– Inoltre ogni primo sabato del mese si organizza il Consiglio dei Ministri nell’aula consiliare di un Comune italiano (ogni volta diverso): per il 70% del tempo il CDM sarà privato, ma per il restante sarà aperto al pubblico che potrà partecipare con proposte e idee.
• SQUADRA DI GOVERNO: Il prossimo leader del PD deve anticipare i tempi e durante la campagna elettorale deve comunicare le persone che ne faranno parte. L’ideale sarebbe utilizzare delle personalità testimonial (es. nel Governo Conte c’è l’avvocato Giulia Bongiorno che da anni si batte contro il femminicidio e che infatti ha subito presentato una proposta per aiutare le vittime di questa piaga sociale). Al 50% devono essere donne competenti nel campo a cui vengono assegnate (il Ministro della Salute Giulia Grillo è un medico).
• LE CORRENTI INTERNE: Agli Italiani non piace l’ambiguità delle situazioni quindi varie persone che litigano per un posto non va bene. Deve affrontare subito le faide interne: Tizio dice qualcosa contro? Subito lui lo incontra e fa un post in cui sorridono e si abbracciano per la soluzione trovata. C’è sempre una soluzione.
– No alle correnti: organizzare incontri con le varie correnti e delegare loro alcune funzionalità nel partito.
• DISCONTINUITA’ CON IL PD DEL PASSATO: Il capolavoro comunicativo di M5S e della Lega è stato quello di aver associato il PD (e in particolare di Renzi) a tutti i mali dell’Italia dal 1860 a oggi. In realtà, la tecnica di dare la colpa agli altri è sempre stata utilizzata perché ha una doppia funzione: scredita gli altri e fa sembrare migliori noi. In realtà chi la subisce dovrebbe essere bravo a gestire l’attacco: pensate al ventennio di Berlusconi o a Trump che hanno sfruttato questo sistema per apparire come vittime e rafforzare il loro elettorato. In questi casi chi aveva la peggio era chi attaccava. Oggi invece è l’opposto, forse perché nel PD non c’è nessuno che sappia reagire e questo ha associato il PD al male: una etichetta che alla lunga distrugge. Il prossimo leader del PD quindi deve “rompere” con il PD del passato. Deve dialogare con tutti, farli entrare nella squadra, ma deve far capire che lui e il PD di Renzi, Boschi, Bersani, Rutelli, Veltroni, Prodi ecc. sono due cose diverse. Il prossimo leader del PD rispetta il lavoro dei suoi predecessori, ma va avanti a modo suo attraverso un lavoro di team, che non è il “giglio magico” renziano, ma un gruppo di lavoro di cui fanno parte le correnti interne, gli intellettuali, i sindacati, gli influencer, i movimenti d’opinione, le associazioni ecc. Insomma, chiunque voglia partecipare a rilanciare l’Italia. 

COMUNICAZIONE

• LINGUAGGIO: Alterna espressioni popolari a termini slang giovanili: il prossimo leader del PD parla come parlano tutti, con lo stesso linguaggio. No al burocratese.
– Deve ridurre l’uso dell’inglese, anche nelle situazioni internazionali per “tenere alta la nostra bellissima lingua”.
• POCO E CHIARO: Non deve essere un chiacchierone, deve parlare poco ma chiaramente e subito al punto.
• PAROLE E CONCETTI CHIAVE: Deve individuare dei concetti chiave (poche parole ma chiare, es. “Prima gli Italiani”) e ripeterli all’infinito, ma senza esagerare per non sembrare uno che ha imparato la lezioncina.
• PROMESSE: Parla chiaro (“I soldi non ci sono”) e non promette la luna: “parliamo poco ma parliamo chiaro”.
• INVENTARE I PROBLEMI: Il capolavoro di Salvini è stato quello di diventare una sorta di “poliziotto degli Italiani”. Ha individuato nella sicurezza nazionale un terreno fertile e ci si è buttato a capofitto ottenendo risultati spettacolari. Ora, che l’immigrazione clandestina stesse diventando un problema nella percezione degli Italiani è vero, ma con il tam tam comunicativo che ha fatto la Lega e il centrodestra sembrava che il futuro dipendesse solo da quello e che in Italia ci fosse un’invasione. Creare un problema per poi porsi come il risolutore è l’applicazione in politica della tecnica pubblicitaria del “creare un bisogno per vendere un prodotto”. E’ celebre l’episodio del pubblicitario americano (Claude C. Hopkins) che per vendere un dentifricio creò l’equazione: lavarsi i denti = si diventa più belli. Prima di lui le pubblicità puntavano solo sul “meno carie”, lui creò il bisogno del dentifricio per essere più seducenti. Ecco, il prossimo leader del PD dovrebbe limitare l’uso di questa tecnica ma non ignorarla. E soprattutto non deve seguire gli avversari su questo campo: se Salvini combatte l’immigrazione e le ong e la maggioranza degli Italiani la pensa come lui, porsi come difensori dell’immigrazione e delle ong senza un vero piano alternativo ma solo per il gusto di essere l’opposto di Salvini significa farsi del male da soli. 
• GLI ALTRI: Non parla degli altri, tanto meno ne parla male. Parla di contenuti e di cosa farebbe lui. Lui parla solo degli “Italiani”, come se gli avversari politici non ci fossero. Deve distinguersi dagli altri: Critica in modo costruttivo, non dice “ci avete rovinati”, ma “partiamo da questa situazione per…”.
– Deve fare riferimenti ai leader del passato (Berlinguer ecc.) per avvicinare l’elettorato più anziano, ma deve anche fare riferimento ai miti dei più giovani (Totti, gli influencer ecc.) coinvolgendoli.
• AUTOCRITICA: Sì all’autocritica: il prossimo leader del PD deve dare l’impressione che non sia infallibile, ma che fa del suo meglio, come farebbe chiunque al suo posto. Deve saper chiedere scusa ed emozionarsi (siamo nell’era del pianto mediatico dove gli ascolti salgono quando c’è qualcuno che piange).
• INFLUENCER: Invita nello studio dei testimonial mediatici come influencer e artisti (Ferragni, Jovanotti ecc.) e popolari (vittime della mafia, operai, donne violentate ecc.), soprattutto se qualcuno lo critica deve incontrarlo subito. Se loro non vanno, va lui: nel caso venisse cacciato, sarebbe anche meglio.
– Essendo uno del popolo, lui guarda le trasmissioni popolari, vi partecipa, chiede consigli in particolare sui social (esempio i selfie di Salvini che guarda Montalbano o Sanremo).
• MEDIA: In generale ha un rapporto di vicinanza con i media ma comunica sui social. Non è un nemico dei media e cerca di essere amico di tutti, anche di quelli che lo criticano. Per dire, “Libero” lo attacca con un titolo forte? E lui va in redazione per parlare con il direttore. E così via. Ciò che non deve fare, invece, è attaccarli individuandoli come nemici.
• SOCIAL E STREAMING: Deve realizzare costantemente video su Youtube e sui social con dirette in streaming e anche con video a 360° da guardare con un visore a casa o sul telefono (Facebook permette la visione di video a 360°) per dare una maggiore immersività.
RIEPILOGO: Andreotti veniva visto come il male oscuro. Berlusconi era un dittatore in pectore. Ora c’è Salvini che più di Di Maio (viene percepito come inesperto politicamente) appare come un pericolo per la democrazia. Se il prossimo leader del PD ha speranze di avere successo dovrà diventarne il suo contraltare, il nemico, ciò che Prodi fu per Berlusconi a suo tempo (più di D’Alema che può essere paragonato a quanto fatto da Renzi). Questo, però, senza scadere nell’effetto specchio: se l’Italia avverte un problema sicurezza con l’immigrazione clandestina e Salvini si erge a baluardo contro “l’invasione”, il prossimo leader del PD non può difendere l’immigrazione clandestina, perché significherebbe andare contro ciò che vogliono gli Italiani. E’ un equilibrio importante realizzato sui contenuti, ma questo è un altro discorso.

SLOGAN: La parola è “Con” declinata in vari altri termini: Condivisione – Conoscenza – Con forza – Con voi ecc.

 

Queste sono solo indicazioni di massima su come dovrebbe essere il prossimo leader del PD, ovviamente il lavoro a livello comunicativo sarebbe più profondo di queste poche righe. Servirebbe uno studio più centralizzato sui desideri dell’elettorato di centro sinistra, su chi aveva scelto il PD di Renzi salvo poi lasciarlo per la Lega, sull’analisi dei competitor attuali e di quelli possibili che verranno fuori in futuro.

Probabilmente non sarebbero sufficienti a far rinascere un partito che per alcuni è morto, ma forse possono essere d’aiuto per chi vuole avviarsi a una carriera politica al di fuori del clima attuale. Stiamo attraversando un’era in cui la comunicazione è più importante del contenuto ed è interessante assistere a come il M5S e la Lega stanno cercando di trasformarsi in partiti di Governo con un consenso a medio/lungo termine (all’inizio ogni atteggiamento “contro” ha l’effetto sperato, il problema nasce quando non si è può più essere contro qualcuno perché quel “qualcuno” sei tu) e a chi riuscirà ad intaccare questo favore del pubblico spuntando dal nulla: al momento nessun player politico sembra in grado di essere una alternativa efficiente. Quindi aspettiamoci sorprese.

Come si è visto non ho parlato di contenuti che sono esclusivi del partito, qualunque esso sia, e di chi lo governa anche perché io preferisco assistere alla comunicazione più che ai contenuti.

E’ chiaro che “Fratelli d’Italia”, “Forza Italia” o un nuovo partito da zero richiederebbero un leader differente da quello descritto qui perché il loro sarebbe un elettorato differente, e più avanti farò un articolo anche su come dovrà essere il prossimo leader di “Forza Italia” dopo Berlusconi.