Maniac - DanieleGiudici.it

Ho visto Maniac di Netflix e l’ho visto con tutta la buona volontà perché avendone letto la trama giorni prima lo aspettavo con ansia.
Visto tutto. Be’, un’occasione sprecata. Idea geniale: pensare di indurre scientificamente con delle medicine un percorso terapeutico basato sul rivivere le emozioni bloccate dai traumi non attraverso anni di terapia o di meditazione mi sembra geniale.

Locandina Maniac
Locandina della serie tv “Maniac”

Da Freud in poi i traumi sono al centro della ricerca psicologica, soprattutto nella psicoanalisi e nelle sue branche, quindi il Sacro Graal di ogni psicologo è riuscire ad aiutare il paziente a raggiungere quei traumi che sono l’origine delle sue nevrosi o psicosi. Freud usava i sogni, altri usano altri metodi: in passato ho avuto personalmente a che fare con l’EMDR, con il training autogeno, con il brainwashing, con i mantra ripetuti allo sfinimento, con l’ipnosi regressiva, con la catarsi e con altri metodi che cercano, tutti, di arrivare a quel punto nascosto che è l’origine dei nostri problemi psichici. In Maniac si usa un farmaco che va preso in tre momenti. Geniale no?
L’idea è ottima, solo che viene sprecata in malomodo, quasi dilettantesco, e stupisce perché sembra che gli autori non abbiano mai scritto nulla prima. E non è vero, anzi.
Ecco alcuni dubbi.

1) Puntate intere fine a se stesse
Senza scendere nei particolari, per puntate intere di Maniac viviamo vicende che non hanno legami con il trauma del protagonista e che finiscono come iniziano, così, a casaccio. Sono delle parodie di film famosi, ci si può divertire ad individuarle, a partire dall’ambientazione stessa della serie che riprende lo stile di “Stranger Things”.
Cosa potevano fare: Partire dal trauma di fondo (es. la morte della sorella di cui la protagonista si sente in colpa) e ricreare situazioni in cui una persona o un oggetto a lei caro rivivesse la stessa sensazione. Oppure in cui fosse lei a morire invece della sorella con tutto il carico emotivo che ne comporta. Invece niente, vediamo una puntata “alla Tarantino” con il furto di un animale, sparatorie, bum bum, e tutto finisce qui. In un’altra siamo dentro una storia alla “Signore degli anelli”, in un’altra stiamo assistendo a una thriller dove bisogna rubare un libro importante (importante per chi scrive, ma non per noi visto che viene spiegato in mezza frase buttata là). A cosa è servito? A niente, a fare puntate in più (bisogna pur arrivare a 10, in fin dei conti) ma senza che aggiungano nulla alla storia. Il trionfo (anzi, l’abuso) del MacGuffin.

2) Gli altri partecipanti del trial
“Lost” non ha insegnato nulla agli sceneggiatori di Maniac. Lo schema “ci sono n personaggi e ad ogni puntata facciamo vedere il trauma di quella persona per creare empatia con un gruppo” qui non c’è. Ci sono i due protagonisti e altre n partecipanti al trial di cui non sappiamo nulla. A che pro? Non potevano essere solo loro due a fare il trial? Perché inserire anche altra gente che non serve a niente, tranne una tizia che interviene nelle loro vite per 3 secondi… e che poi torna nel nulla…
Cosa potevano fare: Limitare la storia a loro due, tipo che all’inizio c’erano n candidati ma poi vengono scelti solo loro due. Oppure allargare il campo: invece di buttare tre, quattro puntate per fare delle parodie di film famosi (“Pulp Fiction”, “Il Signore degli Anelli” ecc.) potevano creare una puntata per ogni personaggio che potesse rivivere il suo trauma. Butti nel calderone un sacco di storie diverse che poi nell’ultima puntata (o nelle stagioni successive) cerchi di spiegare. Questo è quello che si fa generalmente in una storia seriale che abbia un filo logico. Altrimenti mi dimostri che non sapevi cosa fare e hai eseguito il compitino con l’espediente più semplice: le parodie. Quando non si sa cosa scrivere, tipico ad esempio dei debuttanti, si fanno film con le parodie o con un viaggio in auto. 

E all’improvviso ti ritrovi a guardare “Il Signore degli Anelli”. Perché? Non si sa, forse perché piace all’autore, di certo ai fini della storia conta zero.

3) I personaggi “macchiette”
A che pro chiamare un attore come Justin Theroux e poi fargli interpretare un personaggio che sembra perfetto per il Jim Carrey degli anni ’90? Jerry Lewis e il “picchiatello” è una cosa vecchia di decenni ma, soprattutto, qui non c’entra niente. L’hai fatto perché pensi che sia corretta come contraltare con la madre autoritaria? C’erano migliaia di altri modi per farlo. Anche perché non è credibile (e se non è credibile, allora cosa stiamo guardando?): quale investitore darebbe anche solo un dollaro a un tizio così?
Cosa potevano fare: È lo scienziato che ha ideato tutto il macchinario che sorregge l’esperimento descritto in Maniac ma per non si sa quale motivo ad un certo punto è stato messo da parte (magari spiegatelo). Li ha ispirati Steve Jobs quando fu estromesso dalla Apple? Bene, allora fateci vedere che lui è un leader nato che è stato ferito da questa cosa e che ora che torna al comando è pronto a tutto per riportarla al massimo.

Maniac - Signore degli anelli
E all’improvviso ti ritrovi a guardare “Il Signore degli Anelli”. Perché? Non si sa, forse perché piace all’autore, di certo ai fini della storia conta zero.

4) La madre dello scienziato
A cosa serve? Non c’è alcun riferimento empatico con il passato del figlio, salvo qualche aneddoto qua e là che serve più per farci capire quanto il figlio (lo scienziato) sia uno scemacchiotto. Serve per far capire l’autorità di un Super-Io? No, perché alla fine dei giochi non combina niente. Si fa un gran parlare di “dobbiamo chiamarla per risolvere tutto, è l’unica che può fare qualcosa” salvo poi apparire per cinque minuti e anche se non avete visto la serie potete immaginare quale effetto abbia sulla vicenda.
Cosa potevano fare: Non voglio spoilerare ma questo personaggio è un errore narrativo: se crei un hype forte su un personaggio poi devi confermarlo oppure lo ammazzi, deve sfociare in qualcosa di più del nulla che accade. In Maniac anche lei è resa come una caricatura, e invece dovrebbe essere la donna che ha causato i problemi dello scienziato. Bisognerebbe mostrarli, far vedere l’origine delle turbe dello scienziato, usare un minimo di feedback, invece qui vediamo solo una madre un po’ naif che fa successo con libri banali di autoaiuto e lui che ha studiato Psicologia subisce questa cosa. E capirai… dov’è il dramma? Perché dovrebbe interessarci? 

Maniac - Partecipanti
Chi è questa gente? E chi lo sa…

5) Il SuperCapo
C’è questo tizio con cui parlano che si mostra solo tramite un monitor. Chi è? Che fa? E’ lui il Maniac? Perché dovrebbe incutere timore se poi lascia fare tutto il lavoro a uno scienziato palesemente inadatto e fa decidere tutto alla sua assistente che poi non licenzia quando fa un casino senza dire niente a nessuno? Sembra che sia una sorta di Dio e invece alla fine sembra nulla.
Cosa potevano fare: Sarebbe bastato guardare il “Truman Show” per capire la necessità di spiegare questo personaggio. Qui è come se fossimo noi i Truman e interagiamo con questo Dio che però è nullo: non incute timore, non ci dà gioia, insomma, non serve a niente.

6) Le sotto tracce
Praticamente nulle. La madre ha successo, ok, perché questo crea un dramma al figlio scienziato? Perché non ci viene mostrato il rapporto fra il personaggio interpretato da Jonah Hill con il fratello? Perché la scienziata si è presa questa libertà di fare quel qualcosa (che non spiego) che crea tutto il casino? Cosa succede al capo asiatico? Che senso hanno le storie delle parodie? La cameriera, il venditore di pellicce, l’impiegata della clinica, addirittura il padre di lei chiuso nel box dopo la morte della moglie, qual è la loro storia? Perché sono qui? A cosa servono?
Cosa potevano fare: Quando si crea una storia, qualsiasi, si parte da un foglio bianco. Siamo noi scrittori che decidiamo cosa inserire e cosa no, non è che ce lo ordina il medico, quindi se inseriamo un personaggio dobbiamo avere le idee chiare su di lui. E in Maniac l’impressione è che tutti siano qui per caso: arrivano, fanno cose e spariscono. È una cosa folle in narrativa, ma che è accettabile in un film di 1 ora e 30′ dove devi condensare tutto, ma in una serie tv di almeno 5 ore suddivise in 10 puntate non è concepibile. DEVI spiegarmi tutto, o almeno lasciarmi il dubbio, il mistero…

Maniac - Justin Theroux
L’inutilità di caricaturare l’altro personaggio principale.

7) L’empatia
Ogni storia deve avere dei ganci emotivi con lo spettatore che deve immedesimarsi con i personaggi. In Maniac tutto questo non avviene. Si va avanti perché si è curiosi di capire dove voglia andare a parare, ma quando poi lo si scopre si resta basiti: “tutto qui?”.
Cosa potevano fare: Andare a fondo ai traumi, spiegarli meglio, anche senza fare un dramma psicologico. “Harry a pezzi”, per dirne uno, è molto più profondo di questa robetta di Maniac e anche lì siamo nel campo della commedia. Perché la madre di comporta così con lo scienziato? Perché lo scienziato è inerme di fronte alla creatura che ha costruito? Perché il protagonista interpretato da Jonah Hill si comporta così?

8) Il finale
Non lo dico perché spoilerei ma la soluzione scelta dagli autori è la più ovvia dell’universo, roba che si capisce dal primo secondo (d’altronde, se fai una serie con due personaggi che si attraggono dalla prima scena, come vuoi che finisca?) e che scriverebbe ogni allievo di una qualsiasi scuola di scrittura. In una serie tv non è importante chi sia l’assassino, per cui basta un cortometraggio di 5 minuti, ma il percorso che ha portato una persona a diventare l’assassino. E qui vediamo un percorso che porta da un punto A a un punto B come se fosse una montagna russa o una casa della paura di un luna park: non puoi aspettarti di provare emozioni profonde, ti basterà l’”effetto wow” senza farti troppe domande.

Insomma, un gran peccato perché tutto il resto è ottimo: i costumi, le interpretazioni dei due protagonisti, il contesto, la scelta grafica, tutto. È proprio la sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti. Poteva uscire un capolavoro, alla fine ne è risultato una robetta buona per passare una mezz’oretta senza troppe pretese che piacerà sicuramente a chi non si aspetta granché dalla sceneggiatura ma si accontenta degli effetti speciali e di scene d’impatto ma del tutto scollegate fra loro.