Quando dici Bomarzo, la prima cosa che viene in mente è il Sacro Bosco di Bomarzo, quello che molti conoscono come il Parco dei Mostri (leggi la sua storia, chi l’ha costruito e il significato delle statue e del percorso). E va bene, è giusto così, perché il Sacro Bosco è davvero unico al mondo. Ma Bomarzo non è solo quello. È un borgo di circa 1.700 abitanti che sorge nella valle del Tevere, proprio dove il Lazio e l’Umbria quasi si toccano. È un posto con una storia antica, una comunità vera e una qualità della vita che nelle grandi città te la sogni. Se non l’hai mai sentito nominare o ne hai solo sentito parlare di sfuggita, questo articolo è per te.
Dove si trova e come arrivare a Bomarzo
Bomarzo si trova in provincia di Viterbo, ma non è Viterbo. È più piccolo, più raccolto, più tranquillo. Secondo i dati del 2022, gli abitanti sono fra i 1.700 e i 1.800 abitanti. Il territorio comunale si estende su circa 40 kmq e si trova a 263 metri sul livello del mare. La densità? Circa 45 abitanti per Kmq, in pratica, c’è spazio per tutti.
Per arrivarci, se vieni da sud, esci al casello di Orte sull’A1 e in 19 km sei arrivato. Se arrivi da nord, puoi usare il casello di Attigliano, sempre A1. Ci sono anche le stazioni ferroviarie di Attigliano-Bomarzo (a 7 km) e di Orte Scalo (18,9 km) se preferisci il treno. Da Roma sono 90 km, circa un’ora di macchina. Da Viterbo, 18 km, un quarto d’ora scarso.
La storia di Bomarzo nei secoli
Bomarzo sorge nella valle del Tevere, nel punto in cui Lazio e Umbria quasi si toccano. Un territorio attraversato nei secoli da popoli e poteri che ne hanno modellato l’identità. Gli Etruschi furono tra i primi a lasciare un’impronta profonda: necropoli scavate nel tufo, un antico acquedotto, le fornaci dei Volumni. Nel V secolo a.C. arrivarono i Romani, che integrarono la comunità nella Tribù Arniense. Dopo la caduta dell’Impero, il borgo cambiò più volte signore, mentre il vescovo polimarziense diveniva la guida del territorio. Con i Franchi tornò sotto l’influenza romana, ormai legata al papato. Nei secoli seguenti il potere passò di mano più volte fino agli Orsini, che per tre secoli ne guidarono il rinnovamento: il Duomo venne ricostruito e il Palazzo Orsini divenne una residenza signorile. Nel 1866 Bomarzo entrò nel Regno d’Italia e nel 1942 cedette la frazione di Chia a Soriano nel Cimino.

Il patrimonio del borgo conserva ancora segni antichi e affascinanti. Il Duomo medievale, raggiunto ogni Lunedì dell’Angelo con una camminata collettiva, è uno dei luoghi più amati. Poco distante, nella selva tufacea, emerge la Piramide di Bomarzo, scoperta nel 2001: un altare di roccia alto sedici metri, con ventisei gradini che scendono nel terreno. La sua origine resta un enigma, forse etrusca o forse molto più antica. È questa trama di ipotesi, memorie e pietra a rendere Bomarzo un luogo unico, piccolo solo per chi non ascolta le storie custodite nelle sue colline.
La Bomarzo di oggi: tradizioni vive tra Palio, Cortei storici e molto di più
La Bomarzo di oggi è un borgo che mantiene vive tradizioni che affondano le radici nei secoli. Il patrono, Sant’Anselmo, fu un vescovo che visse nel VI secolo e difese la città dalle invasioni dei Goti di Totila. La leggenda narra che tracciando il segno della croce fece cadere dal cielo pesanti ghiande di piombo che dispersero gli invasori, un miracolo raffigurato ancora oggi in un affresco settecentesco nel duomo. Il corpo del santo fu traslato nel 1647 dall’altare di San Sebastiano a quello principale del duomo di Santa Maria Assunta, dove ancora oggi riposa.
Le feste a Bomarzo non sono folklore turistico. I festeggiamenti in onore di Sant’Anselmo si svolgono dal 23 al 25 aprile quando viene disputato il Palio di Sant’Anselmo tra le cinque contrade della città preceduto dal corteo storico rinascimentale in costume denominato “Vicini Ursini de Castro Polimartij”. Il corteo, che parte dal Palazzo Orsini accompagnato dalla banda musicale, comprende sbandieratori, i Priori dei Rioni con i loro stendardi, i fantini a cavallo, il Capitano del Popolo e il carroccio trainato da candidi buoi che trasporta il nuovo Palio dipinto ogni anno da un artista diverso.

In concomitanza si tiene la Sagra del Biscotto di Sant’Anselmo, una ciambella all’anice che secondo la tradizione l’allora vescovo fece produrre per distribuirla ai poveri e ai pellegrini diretti a Roma lungo la Via Francigena, ricetta gelosamente custodita e riconosciuta dal marchio PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali).

La terza domenica di giugno si festeggia la ricorrenza della traslazione del corpo del santo con processione religiosa, concerto della banda comunale e spettacolo di fuochi d’artificio.

Il giorno di Pasquetta i bomarzesi mantengono viva la tradizione del pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Montecasoli, raggiunto a piedi attraverso la riserva naturale omonima.
I cinque rioni competono anche nel Torneo dei Rioni di calcio a cinque. Ogni rione ha la propria chiesa, i propri colori e il proprio stemma: il Dentro, la parte più antica con il centro medievale, ha come chiesa Sant’Anselmo dove sono conservati i palii vinti, colori giallo e nero e stemma con torre merlata; il Borgo, sviluppatosi nel XVII secolo, ha chiesa della Misericordia, colori rosso e blu, stemma con fontana; il Poggio, zona di congiunzione tra antico e moderno, ha chiesa della Madonna delle Grazie, colori giallo e verde, stemma con sei poggetti e la rosa degli Orsini; le Croci, rione più esteso e popolato, ha chiesa di Cristo Risorto, colori bianco e rosso, stemma con croce maltese; Madonna del Piano ha l’omonima chiesa, colori rosa e nero, stemma con aquila.
Una curiosità culturale: nel 1967 il compositore argentino Alberto Ginastera compose l’opera “Bomarzo” su libretto di Manuel Mujica Laínez, basata sul suo romanzo del 1962 sulla vita del Principe Vicino Orsini. Bomarzo possiede una sola frazione, Mugnano.
Nel 1927 il borgo passò dalla provincia di Roma a quella di Viterbo. È collegato tramite le uscite autostradali A1 di Orte e Attigliano, e alle stazioni ferroviarie di Attigliano-Bomarzo e Orte.
Cosa vedere a Bomarzo (oltre al Sacro Bosco)
Il Sacro Bosco è la star, ovvio. Ma c’è altro. Il Duomo medievale di Santa Maria Assunta è uno dei luoghi più amati. Ogni Lunedì dell’Angelo i bomarzesi raggiungono il Santuario della Madonna di Montecasoli con una camminata collettiva attraverso la riserva naturale. È una tradizione che si ripete da secoli e che ancora oggi coinvolge tutto il paese. Poi c’è la Piramide di Bomarzo, scoperta solo nel 2001. Un altare di roccia alto sedici metri, con ventisei gradini che scendono nel terreno. Nessuno sa con certezza se sia etrusca o ancora più antica. È proprio questo mistero a renderla affascinante.
Il centro storico medievale è arroccato attorno al Palazzo Orsini, che oggi ospita il municipio e ha sale affrescate da artisti della scuola di Pietro da Cortona. La base del campanile del Duomo poggia su blocchi di tufo di epoca etrusca, a ricordarti quanto sono antiche queste pietre.

Come si vive a Bomarzo e perché molti si trasferiscono
Bene. Si vive bene. I bambini giocano per strada in sicurezza, cosa che in città è ormai un ricordo. Le scuole elementari e medie sono a pochi passi da casa. La farmacia, l’ufficio postale, i supermercati, tutto è raggiungibile a piedi. Non c’è traffico, non c’è smog, non c’è il caos della città. Le spese sono contenute. Niente condominio, riscaldamento autonomo, tasse comunali basse. Con la pensione che prendi, qui vivi meglio che in qualunque periferia metropolitana. E se devi lavorare, Viterbo è a 15 minuti, Roma a un’ora di treno. Molti militari di stanza a Viterbo hanno scelto Bomarzo proprio per questo. Mattina in caserma, sera nel borgo. Qualità della vita impagabile.
Ecco perché sempre più persone scelgono di vivere in paesi come Bomarzo. Non è nostalgia del passato, non è un ritorno alla terra stile anni ’70. È una scelta razionale di chi vuol vivere meglio senza rinunciare al lavoro, alla connessione, ai servizi. Qui hai la fibra ultraveloce, quindi se fai smart working non hai problemi, hai il treno per Roma, quindi se lavori in ufficio sei a un’ora da Termini, hai tutti i servizi essenziali come supermercati, scuole, farmacia, bar, ristoranti… ma soprattutto hai il silenzio, il verde, l’aria pulita, la possibilità di uscire di casa e fare una passeggiata nei boschi invece di prendere l’autobus.
E poi c’è la comunità. A Bomarzo ci si conosce, ci si saluta, ci si aiuta. Non è retorica, è realtà. Quando vivi in un posto così, senti di appartenere a qualcosa.
Insomma, Bomarzo non è un deserto. Ha tutto quello che ti serve per vivere tranquillo:
Scuole: Scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. I tuoi figli non devono prendere l’autobus per andare a scuola.
Salute: Farmacia in paese, Casa della Salute con guardia medica a Soriano nel Cimino (9 km), ospedale a Viterbo (26 km).
Cibo: Supermercato Carrefour, macelleria, alimentari, forno. E ristoranti ottimi, tipo Piccolo Mondo, La Cantina del Borgo, La Fraschetta degli Antichi Sapori.
Trasporti: Casello autostradale di Orte a 19 km, stazioni ferroviarie ad Attigliano e Soriano a 7 km, Orte a 18,9 km.
Sport: Palestra comunale, piscina a Monival (6 km).
Non devi scendere a Roma o Viterbo per ogni cosa. Qui vivi, lavori, ti diverti.
Il Sacro Bosco di Bomarzo: il motore turistico del borgo
Ovviamente c’è il Sacro Bosco. Il Parco dei Mostri richiama visitatori da tutto il mondo ed è che è un flusso continuo, tutto l’anno. E questo ha un impatto concreto sull’economia locale: bar, ristoranti, B&B, case vacanze. Il turismo c’è, è costante, ed è in crescita. Molti proprietari di immobili hanno trasformato le loro case in strutture ricettive. L’idea di base è semplice: compri casa a Bomarzo, la arredi bene, la metti su Airbnb o Booking, e il turismo del Sacro Bosco te la ripaga. Nei weekend di alta stagione si arriva anche a 120-150 euro a notte. Il turismo ha spinto molte persone anche di Roma e altre zone ad acquistare una casa. Le case in vendita a Bomarzo sono un investimento concreto proprio perché per la qualità della vita e per la possibile rendita turistica.
Se ti interessa davvero vivere qui, o semplicemente investire in un immobile che ha senso, dai un’occhiata a questa casa che sto vendendo. È in Via Fiume 4, palazzina cielo-terra del 1929, tre piani, completamente ristrutturata. Costa come un monolocale in periferia romana, ma hai un intero palazzo tutto per te.
È un esempio concreto di come Bomarzo possa essere una scelta intelligente. Non solo per viverci, ma anche come investimento. Perché il valore degli immobili qui è destinato a crescere, visto che sempre più persone stanno scoprendo che vivere bene non significa per forza vivere in città.

Bomarzo non è per tutti (ed è un bene)
Bisogna essere sinceri, facciamo chiarezza. Bomarzo non è per chi cerca movida, centri commerciali, traffico, caos. Se ami la confusione, resta in città. Qui la sera si sentono i grilli, non le sirene. Se cerchi però un posto dove i tuoi figli possono andare a scuola a piedi, dove la domenica mattina fai colazione al bar e conosci tutti, dove la sera ti siedi in terrazza a guardare le stelle senza smog, allora Bomarzo fa per te. E se pensi che sia troppo isolato, ricorda: Roma è a un’ora, Viterbo a un quarto d’ora, e hai la fibra ultraveloce. Non sei tagliato fuori dal mondo, sei semplicemente in un posto migliore.
Non ci si capita per caso a Bomarzo. Ci si arriva perché hai scelto di vivere meglio. Perché hai capito che la qualità della vita non si misura in metri quadrati di appartamento, ma in respiri di aria pulita, in passeggiate nella natura, in sorrisi dei vicini che ti salutano per strada. Bomarzo è un borgo vero, con una storia millenaria, con tradizioni ancora vive, con una comunità che esiste davvero. E sta lì, a 90 km da Roma, a 18 da Viterbo, pronto ad accogliere chi ha il coraggio di scegliere qualcosa di diverso.
Foto principale del Palazzo Orsini (fonte)




