Critical Path Method - CPM
Con questo post imparerai… a realizzare il Critical Path Method (Metodo del Percorso Critico), la tecnica più potente per pianificare ogni progetto senza errori.           

Quando pianifichiamo un progetto bisogna pensare a tantissime variabili e una di queste è quella delle scadenze: se ci danno una data non possiamo superarla, dobbiamo cercare di rispettarla assolutamente. E questo è ovvio. Il problema è che non sempre ci si riesce, ma ci sono dei metodi per rispettare tutti i tempi, fra queste c’è il Critical Path Method (Metodo del Percorso Critico).

Se sei interessato all’esame per il certificato PMP devi conoscere alla perfezione il Critical Path Method e devi essere pronto a svilupparlo in pochissimi secondi anche se la domanda è molto complessa. Certamente potresti essere fortunato e trovare una domanda con poche opzioni, ma se dovesse capitarti come è successo a me dove c’erano tante variabili, buffering, ritardi, rinvii ecc. devi essere davvero veloce. Ti ricordo che nell’esame hai soltanto 1,2 minuti a risposta e che il CPM è richiesto in una domanda a risposta multipla: dunque dovrai sviluppare il CPM a mano su uno dei fogli bianchi che ti metteranno a disposizione in sede di esame e solo dopo averlo fatto potrai dare la risposta giusta. 

Se vuoi saperne di più sull’esame e cerchi un testo completo per studiare e ripassare, ti ricordo il mio libro “PMP EXAM NO PROBLEM!” (puoi acquistarlo qui su Amazon) che è il risultato dei miei studi per l’esame e della mia esperienza da Project Manager e che ha già aiutato tantissimi candidati in tutto il mondo (il libro è in inglese).

 

IL CRITICAL PATH METHOD
Partiamo dall’inizio. E’ una tecnica di pianificazione temporale che utilizza un diagramma visuale per stabilire tutti i passaggi e avere a vista d’occhio il cosa bisogna fare ogni giorno dall’inizio fino al rilascio del deliverable, il momento in cui si chiude il progetto.
Nella vita reale non è semplicissimo da fare perché ci sono migliaia di variabili e di eventi improvvisi di cui tener conto e per questo è importante diventare esperti della sua realizzazione: più sarà preciso, meglio sarà. Ovviamente si può sempre modificare un minimo in corsa e ci sono anche dei software che ti aiutano a svilupparlo.

Attenzione, il Critical Path Method è uno strumento quasi esclusivo della metodologia Waterfall mentre in quella Agile si preferiscono altri sistemi, come il Product Backlog ad esempio, perché in quel caso si preferisce gestire il lavoro in iterazioni brevi piuttosto che in processi lunghi pianificati a priori. Questo non vuol dire che non possa trovare un Metodo del Percorso Critico anche in ambienti Agile, ma certamente non è diffuso perché in questi ultimi la pianificazione è davvero al minimo e il progetto si sviluppa nel corso del tempo.

 

COME FUNZIONA
Ma cosa è in soldoni il Critical Path Method? Si parte da un elenco di attività che vengono messe in ordine logico di sviluppo, poi si determina la durata di ciascuna azione e le dipendenze che ci sono fra queste. 
Successivamente si stabilisce la data in cui ogni attività può iniziare e può finire senza che questa crei problemi alla durata dell’intero progetto. In questo modo possiamo stabilire: il “percorso critico” (la sequenza di attività che non possono essere dilazionato o modificate perché altrimenti avrebbe ripercussioni sulla durata del progetto) e le altre attività che possono modularsi senza creare problemi (total float). Conoscendo queste informazioni, il Project Manager può modulare il lavoro del team aggiustando le tempistiche all’interno dello spazio.

Per far capire ancora più facilmente il Metodo del Percorso Critico. In un progetto è di 100 giorni, abbiamo tre sequenze di attività collegate: una è composta da dieci attività di 10 giorni ciascuna (questo è il percorso critico: se una di queste impiegherà 11 o più giorni, l’intera durata aumenterebbe), le altre due sono composte rispettivamente da 6 attività (di 8 giorni ciascuna) e da 8 attività (da 10 giorni l’una): queste ultime due possono essere allungate o accorciate senza problemi (pur restando nell’arco dei 100 giorni).

 

LE OPZIONI E LE VARIABILI
Se tutto si limitasse a questo sarebbe facile, mentre ovviamente il Critical Path Method è uno strumento complesso per progetti complessi. Ecco alcuni elementi che dobbiamo segnalare visivamente sul diagramma:

  • Milestone: sono le tappe importanti all’interno di un progetto. Possono essere delle visite prestabilite degli Stakeholder, delle verifiche, una ricorrenza particolare. Pensa al ciclismo, sono come le tappe del Giro d’Italia
  • Hammock: la relazione fra le attività
  • Subnet o Fragnet: una porzione del progetto che viene segnalato per un motivo specifico. Generalmente viene usato per le azioni ripetitive
  • Hanger: La rottura non voluta del diagramma perché abbiamo omesso qualcosa
  • Dummy : Una sequenza con durata zero che lega due attività per mostrare la sequenza. 
  • Buffering (Critical Chain Method): quando sappiamo che una attività potrebbe impiegare più tempo di quello che prevediamo oppure immaginiamo che fra due attività ci possa essere un’altra attività che al momento non conosciamo. E’ uno spazio di sicurezza e può essere:
    • Project Buffer: si prevede alla fine del progetto
    • Feeding Buffer: una connessione fra le sequenze secondarie e il Percorso Critico
    • Resource Buffer: Lo inseriamo prima di una attività in cui prevediamo di aggiungere una risorsa.
  • Gert (Graphical Evaluation and review technique): è quando due o più attività vanno in loop, cioè, fra A, B e C dopo C si riparte da A, poi B, C, e ancora A… 

Questi sono solo alcuni esempi di variabili che puoi/devi mettere all’interno del Critical Path Method. Sono fra i più importanti ma ce ne sono tantissimi altri.

 

Vai a pagina 2 per imparare a sviluppare il Critical Path Method.

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